Federico Morlacchi, nuotatore paralimpico azzurro vincitore di 7 medaglie olimpiche e tantissimi successi, trascinatore assoluto della squadra di nuoto.

Federico Morlacchi a Rio 2016 (Fonte Foto: Varesepolis)

Come stai? Come sta andando questo periodo?

Abbastanza bene dai, stiamo andando un attimino più a rilento perché scaldare acqua e aria costa, quindi tendiamo a raggrupparci in un solo allenamento tra noi, esordienti A e esordienti B quindi stiamo nuotando solo una volta al giorno ma sta andando bene dai.

Stai recuperando con un po’ di allenamento a casa per compensare o solamente quello in piscina?

Palestra sì però comunque non puoi fare tanto, io a correre per ovvi motivi non posso (ndr. Ride) quindi fai un po’ di palestra, però dall’altra parte Tokyo se tutto va bene sarà fra 10 mesi quindi hai ancora un po’ di tempo.

Partiamo un po’ dall’inizio, mi racconti qual è stato il tuo primo contatto con l’acqua, quando è scattata quella scintilla?

Considera che ormai sono passati 24 anni, un quarto di secolo è un po’ tantino, posso dirti che è successo per un consiglio medico. Io sono nato con un femore più corto, quindi avendo questa protesi già sapevo che mi avrebbe dato alcuni scompensi alla schiena, l’unico sport in cui ti rinforzi e non hai nessun ausilio è il nuoto quindi mia mamma e mio papà dato che abitavo in quel di Luino, mi hanno iscritto lì. Era il 1996 non c’era internet non c’era tutta questa conoscenza quindi è stato un pochino un salto nel vuoto però è andato benissimo.

E adesso invece cosa rappresenta per te il nuoto?

Mi è un pochino passata l’infatuazione da adolescente quindi quando dici il nuoto è tutto per me tutta la mia vita poi arrivi a 27 anni e le prospettive un pochino cambiano. Il nuoto è una bellissima parentesi della mia vita e la mia valvola di sfogo, è ciò che amo fare ma ovviamente devi pensare un pochino al futuro quindi chi lo sa. Adesso comunque abbiamo comprato una casa, è una spesa e un impegno che ti richiede tempo, richiede di starci dietro e diciamo che per il momento la mia vita è casa e piscina anche perché non si può fare altro, qui siamo nel pieno della zona rossa.

C’è una gara in particolare a cui sei legato?

Il nuoto è ciò che amo fare davvero, quindi di gare speciali ne ho fatte molte. Se mi chiedi la gara più speciale non ti dico l’oro a Rio ma ti dico il record del mondo di Berlino 2015. Da quando avevo 8 anni e mezzo che ho iniziato a fare gare, andavo sempre in giro a dire che volevo battere il record del mondo. Farlo dopo 13 anni è una roba che ti rimane comunque e non l’hanno ancora battuto, è ancora lì da 5 anni e mezzo quindi proviamo a ribatterlo assolutamente.

Prima abbiamo parlato anche della tua giornata di allenamento, nello scorso lockdown in cui le restrizioni erano maggiori, come hai fatto a mantenerti in forma?

Onestamente non l’ho fatto (ndr.Ride), ti potevi confrontare con gli altri su zoom con zero acqua, quindi per 16 ore al giorno, tolto la nanna e la palestra, io mi sfondavo di cibo. Ho imparato a fare dolci, ho fatto di tutto però c’è da dire che da quando ci hanno liberati grazie anche a un nutrizionista molto bravo ho perso una media di 1 kg a settimana, sono arrivato bello tirato però ero un pochino sformatino ecco.

Oltre al nuoto hai altre passioni? Ne sono nate di nuove durante la quarantena?

Ho sempre amato cucinare il problema è che odio lavare i piatti, io sono un minimalista, una o massimo due pentole, quando poi si fa troppo complicato non ci sto più dentro. 

Oltre il nuoto c’è qualche altro sport che ti piace o che segui? I tuoi miti chi sono?

A me piacciono abbastanza tutti, passo dal calcio al badminton, mi piacciono tutti gli sport. Come miti sono cresciuto con Michael Phelps, l’esempio perfetto di atleta cioè una mentalità folle e un fisico da far paura, lui era fatto per il nuoto. Io non ho il fisico fatto per il nuoto sono uno e 70 con una gamba più corta però ho tamponato la mancanza fisica lavorando molto duramente. 

Ti ritenevi pronto per disputare le Olimpiadi quest’estate o pensi che il rinvio ti abbia anche permesso di migliorare?

Se ci fosse stata un’Olimpiade innanzitutto avremmo dovuto nuotare e non nuotando per due mesi era un po’ complicato farla. Da metà marzo si sapeva che le Olimpiadi sarebbero state spostate, quindi ne abbiamo approfittato credo un po’ tutti per staccare la spina perché il mondo dello sport è un mondo molto serrato, ti alleni e cerchi sempre di spingere il tuo fisico oltre i limiti e avere un po’ di tempo per sbragarsi è una cosa che un atleta non ha quasi mai, ci siamo ristorati mentalmente nonostante il cuore sia sempre stato con chi ha sofferto per questa terribile pandemia. Per l’atleta forse non è stato proprio tutto negativo e ci ha fatto ritornare in acqua con molta più voglia. 

In Giappone parteciperai alla tua terza Paralimpiade, come ti senti a riguardo?  

Ancora non è certo al 100% che l’Olimpiade si farà ma ci alleniamo costantemente come se fosse già confermata. La preparazione comunque non è più da 18enne di Londra 2012 ma saranno 27, quindi sarà un altro tipo di percorso, un altro tipo di carico e di scarico, sarà tutto diverso ma faccio sempre tutto in modo tale che possa divertirmi. Mi voglio divertire perché fare sei ore di allenamento al giorno se non lo ami e non ti diverte dopo tre mesi molli, devi sempre cercare lo stimolo, la cosa divertente, la cosa che ti fa dire cavolo se oggi ce l’ho fatta o anche cavolo no oggi non ce l’ho fatta ci devo riprovare domani, devi sempre trovare lo stimolo che ti mando in vasca con più voglia, più determinazione e grinta e poi da lì i risultati arrivano.

Oltre il divertimento c’è magari anche un piccolo obiettivo che ti sei preposto?

Non nascondo che il mio sogno è risentire l’inno sul podio alle Olimpiadi poi che sia in singolo che sia in staffetta l’importante è risentirlo.

Hai visto il docu-film Rising Phoenix? 

Non l’ho ancora visto però ne hanno parlato tutti molto bene. Io sono in questo movimento da 17 anni e secondo me il vero momento di esplosione è stato proprio alle Olimpiadi di Londra di 8 anni fa, copertura totale della Rai e orari che permettevano di essere nelle case. Con personaggi come Bebe e Alex che mediaticamente sono importanti il salto lo fai più lungo, ma in altri stati sono ancora più avanti cioè io mi ricordo una gigantografia alta 15 piani di una nuotatrice nana, quindi ce n’è ancora di strada da fare.

C’è stato un momento durante la tua carriera sportiva in cui hai messo in dubbio i tuoi mezzi?

C’è stata una volta in cui ho commesso l’errore opposto, mi sono fidato troppo dei miei mezzi senza fare di tutto per essere in quel momento pronto, mi sono allenato male, ho fatto un pochettino il galletto sedicenne che ero e ho preso tante di quelle mazzate che metà bastavano però da lì è stato un pochino la svolta. Sulla schiena mi sono tatuato una fenice che mi ricorda quello che ho fatto, come mi sono sentito e come non mi voglio più sentire in vita mia. Ho pensato di smettere, però da quel momento ho capito che nella vita capita a tutti di perdere, ma se salgo sul blocco con il cuore in pace perché ho fatto tutto quello che era possibile fare, vada come vada e che vinca il migliore.

Parlando dei migliori c’è qualche atleta nelle prossime Olimpiadi che vedi particolarmente ostico da affrontare?

Ce l’ho a 80 km da casa, un piccolino per modo di dire, Simone Barlaam di sicuro sarà la star della mia classe, da un lato mi fa un grande piacere perché l’ho visto crescere, dall’altro poteva aspettare un altro paio d’anni (ndr. Ride). Gli voglio un bene dell’anima lo conosco da quando ha 15 anni quindi so come si allena e so che è tutto di meritato, proveremo comunque a fare il possibile per metterlo dietro. A Simone ho sempre detto di non essere “il nuovo Morlacchi” ma il primo Simone e direi che lui ci sta riuscendo dato che ha già vinto molto più di me. 

Per il futuro invece che piani hai post carriera sportiva?

La vita è sempre piena di sorprese quindi io non mi chiudo nessuna porta, per il momento me ne sto tenendo lì un po’ e vediamo un pochino cosa sarà, mai dire mai, quindi vedremo. 

Nelle prossime Paralimpiadi di Tokyo ti aspetti ancora più persone rispetto alle edizioni precedenti?

Il popolo rispecchia una tradizione, gli inglesi sono sempre stati molto partecipi ma molto composti, io la piscina di Londra me la ricordo come la più bella, avere due muri composti da 8500 persone per parte che ti guardano è una roba folle. La piscina di Rio era proprio uno stadio, era un pochino più piccola forse meno capiente ma il popolo brasiliano ha un calore che è totalmente diverso. Tokyo secondo me sarà ancora più partecipata ma sarà un ambiente diverso, viene dal rigore del Sol Levante, da un popolo che è molto rispettoso, molto inquadrato e quindi sarà un’altra esperienza unica ma non si possono paragonare nessuna delle tre.

Come spiegheresti a un bambino l’oro olimpico e le emozioni che comporta? 

All’intervista della Rai ho detto: “per fortuna che ho una gamba finta perché l’altra stava tremando talmente tanto da non tenermi in piedi”. È un’emozione forte e quando incontri un bambino che ama lo sport ti dirà che vuole vincere l’olimpiade, il mondiale di calcio, il Tour de France, ci sono delle gare che sono iconiche che per ogni sport e il nuoto ha l’Olimpiade.

Cosa pensi che il nuoto ti abbia insegnato a livello personale?

Di sicuro la cosa che amo maggiormente dire è che mi ha insegnato a perdere. La sconfitta fa parte della vita di una persona e lo sport così come la scuola ti insegnano a reagire alle sconfitte. Lo sport ti prepara a un mondo che non ha più questa dolcezza, quindi devi sapere che nel momento del bisogno tu devi essere pronto e nel malaugurato caso in cui vada male devi essere pronto a rialzarti subito. Non è una sconfitta che pregiudica il futuro, devi essere sempre pronto e sempre più pronto anche perché ormai il mondo del lavoro sta diventando sempre più competitivo. C’è una cultura della sconfitta che va valorizzata a mio avviso, la sconfitta non è un demonio, è una cosa che fa parte di tutti quindi accettarla, riconoscerla e non condannarla sarebbe un grandissimo passo in avanti.

Secondo te questa cultura chi è che dovrebbe insegnarla?

Sono cose che vanno di base, è proprio un mondo che sta diventando sempre più competitivo e quando sbagli c’è già uno pronto a prendere il tuo posto quindi forse c’è anche un po’ di paura.

Le difficoltà presenti alle Paralimpiadi hanno dimostrato come sia assolutamente possibile superare l’ostacolo, è forse questo ad aver aumentato la visibilità della competizione? 

Io non vedo nei miei colleghi nessuna difficoltà, io vedo un corpo che si adatta con quello che puoi fare. La disabilità alla fine è abilità diversa, non è una difficoltà, e io posso fare le cose in un modo diverso. Ci sono dei ragazzi in carrozzina che nel tiro con l’arco fanno parte della Nazionale normo quindi alla fine i limiti sono anche fisici, ma sono soprattutto mentali. Se sei un atleta, sei un atleta, non esiste la carrozzina non esiste la protesi non esiste che non ci riesci, ti fai il mazzo tale e quale agli altri, è ovvio che in tempi diversi con percorrenze diverse con ripartenze diverse ma alla fine lo sport è una ricerca del gesto maniacale e una prestazione maniacale e tutti gli sportivi fanno questo, dalla Pellegrini a Cristiano Ronaldo al ragazzino che è appena entrato nella mia squadra

Quindi qual è stato secondo te il fattore e motore di sviluppo della competizione?

Il valore più grande è stato allora innanzitutto far vedere che ci siamo anche noi. Quando ti vedono o ti incrociano per strada, il bambino che non ha sovrastrutture, chiede cosa hai fatto. Per gli adulti c’è “il poverino” e mi fa parecchio arrabbiare, non c’è bisogno di compassione, obiettivamente disabile è anche chi porta gli occhiali, cioè è un’abilità diversa nel vedere ma non è che vai da tutti quelli con gli occhiali e gli dici poverino quindi è uno stato dell’essere. C’è bisogno proprio di togliere questa cultura del diverso, siamo tutti diversi, cosa è normale nella vita? a me sa di poco il diverso.

Vuoi lasciare un messaggio ai giovani atleti azzurri?

Soprattutto in questo periodo è quello di fare sport, ovviamente con le precauzioni necessarie, fare sport aumenta le tue difese immunitarie e ti fa star bene in generale quindi consiglio di praticarne sempre di più.

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