È l’11 settembre, son passati quattro giorni dall’apertura delle Paralimpiadi di Rio e l’Italia è ancora a secco di medaglie d’oro. Proprio quel giorno però tocca ad un giovane classe ’93. Lo chiamano il Delfino: un soprannome non da poco, se di mestiere fai il nuotatore. È l’11 settembre, dunque, e in programma c’è la finale di 200 m misti di categoria SM9: la sua specialità. Una prova dura, che lo vede in terza posizione a metà gara, dopo aver perso terreno nel dorso. Ma subito dopo tocca prima alla rana e poi allo stile libero, e lì nessuno può recuperarlo: tocca per primo con il tempo di 2:16.72, oltre uno secondo di distacco dal secondo. È tutto vero: Federico Morlacchi vince il suo primo oro paralimpico, che per un segno del destino è anche il numero 500 nella storia paralimpica italiana.morlacchi2

Ma questa prestazione non è del tutto una sorpresa, visti i precedenti di Federico: nato affetto da un’ipoplasia congenita al femore sinistro, la malformazione non gli impedisce di iniziare a praticare nuoto a soli 10 anni, dimostrando fin da subito il suo talento. Dopo le prime medaglie, nel 2010 arriva persino a gareggiare con i normodotati agli Europei di vasca corta LEN, ottenendo un incredibile terzo posto nei 100 m farfalla, mentre nel 2012 viene convocato per le Paralimpiadi di Londra. La sua partecipazione è un successo: 3 bronzi (100 m farfalla, 400 m libero e i suoi 200 m misti) e due record italiani (nei 400 m libero e 200 m misti) ne sanciscono lo status di enfant prodige del nuoto nell’anno in cui la scuola italiana era stata pesantemente ridimensionata alle Olimpiadi.

Londra è solo un nuovo trampolino per Federico, che negli anni successivi, mentre sogna Rio, bruciando le tappe in Europa e diventando Campione del Mondo nel 2013 nei 100 m farfalla, nuotando per la prima volta sotto la soglia del minuto. La sua fame di record non si ferma e nel 2015 abbatte addirittura la soglia dei 59 secondi, fissando a 58”91 il record dei 100 m farfalla. Un ruolino di marcia che conta ben 22 medaglie vinte tra Europei e Mondiali e che lo fa approdare con pieno merito, appunto, alle Paralimpiadi di Rio.

morlacchi3Ma anche in Brasile Dory, come si è soprannominato Federico citando il film animato “Alla ricerca di Nemo” (“Mi sto allenando talmente tanto che la memoria mi va in pappa!”), non si è certo accontentato di quel singolo oro nei 200 misti: è tornato in Italia appesantito da altre tre medaglie, tutte d’argento, vinte nei 100 farfalla, nei 100 rana e nei 400 misti. Ben quattro medaglie su cinque gare disputate, mancando l’appuntamento col podio solo nei 100 m stile libero, chiusi con un 6° posto. Una minuscola macchia in una Paralimpiade disputata ad altissimi livelli. E, vista la progressione dei suoi risultati, non possiamo che attendere con ansia il Delfino a Tokyo 2020.

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Giornalista in erba, sono un appassionato di sport, con un occhio di riguardo per il calcio (banale!) e la boxe.

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