VERONA, dal nostro inviato
Si sono chiuse delle Olimpiadi storiche per l’Italia: 30 medaglie, dieci d’oro. Il racconto della cerimonia e delle ultime ore.

MILANO-CORTINA 2026: IL RACCONTO DELLA CERIMONIA DI CHIUSURA
E alla fine trenta non diventò 31. Il quinto posto del bob a quattro ha confermato il quarto posto nel medagliere per l’Italia e i numeri storici di Milano-Cortina 2026: trenta medaglie, dieci d’oro, per distruggere i primati storici di Lillehammer 1994 e riscrivere ogni record. L’Italia ha festeggiato, si è rammaricata per aver perso la top-3 sabato e poi si è preparata a chiudere i suoi fantastici Giochi in una cornice iconica. La cerimonia di chiusura è stata infatti ospitata dall’Arena di Verona, che ha assistito a un evento di portata mondiale e forte potenza scenica. Non poteva chiaramente mancare un omaggio alla musica lirica, con la comparsa di Rigoletto come punto focale della cerimonia: l’ha aperta lui, entrando sulle note di “Libiamo ‘ne lieti calici”, è stato lui a traghettare per Verona la madrina Benedetta Porcaroli ed è stato ancora lui a “riaccendere” l’Arena per i dieci minuti di show musicale conclusivo. Al suo fianco, nel segmento iniziale, tanti elementi lirici: Aida, Madama Butterfly, Violetta e Alfredo. Da qui si è poi passati alla modernità, con l’omaggio all’Italia: issato il tricolore sotto gli occhi di Giorgia Meloni e delle autorità, è venuto il momento di celebrare i medagliati azzurri di questi Giochi. Anche Verona ha avuto la sua fiamma olimpica “temporanea”, una goccia di vetro di Murano che è stata portata in scena dai quattro staffettisti di Lillehammer 1994 (De Zolt, Albarello, Vanzetta, Fauner) e “spenta” da Arianna Fontana nel finale, ma i veri protagonisti sono stati gli atleti.
Entrati sulle note dei grandi classici italiani, preceduti dai rispettivi portabandiera (Vittozzi-Ghiotto per noi) e con l’Italia in chiusura, hanno poi assistito da spettatori all’intero show. Hanno applaudito copiosamente ai discorsi di Giovanni Malagò e della presidente del CIO Kirsty Coventry, hanno ballato nei segmenti musicali e si sono commossi. Un ruolo centrale che li ha visti abbandonare l’Arena solo a cerimonia conclusa, in un clima di festa. La musica l’ha fatta da padrone, dicevamo, ma ci sono stati anche i momenti canonici: passaggio del testimone alle Alpi Francesi per l’edizione 2030, spegnimento del braciere e chiusura canonica delle Olimpiadi. Ha sorpreso, invece, la chiusura della cerimonia.
MILANO-CORTINA 2026, LA MUSICA AL CENTRO E QUEL MOMENTO “STONATO”
La musica al centro, dicevamo, sin dal via con l’opera e la lirica. Si sono susseguiti vari momenti interessanti e ben congeniati, dal numero di Gabry Ponte per supportare i volontari sulle note di “Blue” all’omaggio ai grandi classici italiani: Margherita Vicario, Davide Shorty e gli inossidabili Calibro 35 (una garanzia) hanno dato vita a un numero di grande potenza vocale e sonora. Ottimo anche lo show danzante di Roberto Bolle, di grande potenza scenica “Il Mondo” cantata da Joan Thiele e suonata alla chitarra, efficace la dance music dei Major Lazer nel finale. L’unica nota stonata è stata, probabilmente, quella chiusura “ex abrupto” con “Incoscienti giovani” e l’esibizione di Achille Lauro. L’artista è nato a Verona e cresciuto in gioventù nella città, ma si poteva trovare un modo migliore per coinvolgerlo: quell’esibizione giustapposta e scollegata dall’evento non ha convinto minimamente. Se c’è un appunto da trovare a una cerimonia di grande potenza scenica, è proprio questo, il finale. Ma forse a parlare è la delusione per la chiusura di un’Olimpiade indimenticabile…







