MILANO, dal nostro inviato

Sono due le medaglie conquistate dagli azzurri nella quarta giornata di gare: brillano short track e curling, Arianna Fontana nella storia

UN ORO ROCK&ROLL: LO SHORT TRACK MANDA L’ITALIA IN DOPPIA CIFRA

“L’italiano esce sempre fuori”. Pensieri, musica e parole di Pietro Sighel, l’uomo che ha firmato l’esultanza più rock&roll delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Il contesto è quello di una staffetta mista dominata dagli azzurri, complice l’eliminazione in semifinale di quell’Olanda che poi ha vinto l’inutile finale B col record olimpico e ha sfiorato (per due decimi) il record mondiale più amaro della storia. L’uscita di scena degli oranje, grandi favoriti, ha così spianato la strada alla vittoria di un’Italia che è stata semplicemente perfetta: un paio di rotazioni, tantissima lucidità in ogni turno e la grande abilità tattica, sommata al talento dei singoli, hanno fatto la differenza. Quella di Confortola, Fontana, Nadalini e Sighel è stata un’autentica cavalcata: tranquilli per metà gara, studiando la Cina, gli azzurri l’hanno superata con un capolavoro della stessa Fontana. Arianna è passata in uno spazio ridottissimo e, da lì, l’Italia è scappata verso l’oro. Irraggiungibile per tutti, con oltre due decimi di vantaggio, Pietro Sighel si è inventato l’esultanza-capolavoro: rotazione alla Usain Bolt per guardare in faccia gli avversari e i compagni, esultando con loro e percorrendo gli ultimi 30m di spalle. Sfrontatezza e qualità, per il secondo oro dell’Italia, il primo nella staffetta mista: salgono così a 12 le medaglie di Arianna Fontana, sempre più leggenda. Per lei sei Giochi a podio, come Zoeggeler, e il sogno di ottenere il record assoluto di podi: Mangiarotti, re delle Olimpiadi estive con 13 medaglie, è a un passo quando mancano staffetta femminile e gare individuali.

LA RIVINCITA DI AMOS E STEFANIA: IL CURLING È BRONZO

La giornata di ieri aveva regalato un’enorme delusione ad Amos Mosaner e Stefania Constantini, campioni olimpici uscenti del curling, ma lo sport ti dà sempre una seconda chance. Quella degli azzurri si chiamava “finalina per il bronzo”, ed è stata sfruttata appieno. Contro quella Gran Bretagna che aveva dominato il girone inaugurale, gli azzurri sono stati perfetti: efficaci nelle soluzioni, implacabili con le stone e le “bocciate”, capaci di segnare punti impossibili. L’emblema è la giocata che ha chiuso il sesto end, portandoci sul 4-2: campo invaso dalle stone rosse (del duo scozzese) e Stefania piazza il punto esattamente in mezzo a tutte loro, raddoppiando il vantaggio. Da qui in poi, agli azzurri è bastato difendersi e gestire una gara che avevano in pugno. Bronzo dunque per Mosaner e Constantini, il cui futuro andrà chiarito: potrebbe anche cambiare qualcosa, nel doppio misto, ma intanto i due si sono confermati sul podio e questa è la cosa più difficile. Sorride ovviamente l’Italia, salita a quota 11 medaglie: due d’oro, due d’argento e sette di bronzo.

LA DOPPIA DELUSIONE DALLE NEVI

Ci si aspettava molto dalla combinata femminile, che avrebbe dovuto riscattare il flop al maschile e quel tonfo di Vinatzer nello slalom. Non è successo niente di tutto questo, in una prova che si è rivelata disastrosa per tantissimi big, a partire da quella Shiffrin che ha gettato via l’oro e le medaglie in slalom. L’Italia puntava tutto sul duo Goggia-Della Mea, ma Sofia è uscita in difesa. Era rimasta come grande carta, dunque, la coppia Pirovano-Peterlini che partiva dal terzo posto ed era in gioco per le medaglie, prima che la slalomista uscisse di scena. Sci a secco per il secondo giorno di fila, con la speranza di rifarsi domani nel Super-G maschile con Franzoni e compagni, mentre il biathlon conosce una grande delusione. Gli errori al poligono (3) e la lentezza sugli sci condannano Tommaso Giacomel, che è 6° nella 20km vinta dal norvegese Botn. Sfortunatissime anche Verena Hofer e Sandra Robatscher, rispettivamente 4a e 5a nello slittino femminile: il podio, che manca dall’oro di Gerda Weissensteiner a Lillehammer 1994, sfuma per 63 e 150 millesimi.

Marco Corradi
31 anni, un tesserino da pubblicista e una laurea specialistica in Lettere Moderne. Il calcio è la mia malattia, gli altri sport una passione che ho deciso di coltivare diventando uno degli Azzurri di Gloria. Collaboro con AlaNews e l'Interista

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