MILANO, dal nostro inviato

C’è chi entra nella leggenda, eguagliando Mangiarotti. C’è chi trionfa a dieci mesi da un infortunio che poteva stroncare la carriera, c’è chi fa il bis. Il racconto di una giornata da sogno.

ARIANNA FONTANA NELLA STORIA: 13A MEDAGLIA, EGUAGLIA MANGIAROTTI

Il nostro racconto parte, paradossalmente, dalla storia più recente. Arianna Fontana sapeva di essere a una sola medaglia da un’icona come Edoardo Mangiarotti, schermidore che raggiunse 13 podi da Berlino 1936 a Roma 1960, con due guerre nel mezzo che accorciarono la sua carriera. Sapeva anche che la prima gara del programma individuale erano i “suoi” 500m, quella comfort-zone che le ha regalato tantissimi successi. Detto, fatto. Ecco una grande prestazione e l’argento alle spalle dell’irraggiungibile olandese Xandra Velzeboer, in testa sin dal primo turno (i quarti) e capace di demolire il record del mondo in semifinale. Fontana non ha mai mollato e ha anche battuto il proprio primato personale a 35 anni, ma non c’era nulla da fare: complici un paio di contatti che hanno “smussato” i suoi pattini, l’azzurra si è staccata dalla rivale e ha dovuto difendere l’argento. Secondo posto, dunque, per Fontana e medaglia numero 13: tre d’oro, cinque d’argento e cinque di bronzo. Per la quinta medaglia, la leggenda azzurra sale sul podio nei 500m: ora avrà tre gare (1.000, 1.500 e staffetta) per superare Mangiarotti e chiudere definitivamente il cerchio. Delusione invece per Pietro Sighel, favorito con gli olandesi nei 1.000m maschili: un contatto giudicato falloso dal VAR, probabilmente in modo eccessivo, l’ha condannato alla squalifica. Nessun italiano oltre i quarti, dunque, sogno del doppio podio sfumato e oro oranje.

BRIGNONE E LOLLOBRIGIDA, TIGRI D’ORO

La giornata odierna però è stata quella del trionfo delle tigri, della grinta italiana che distrugge ogni pronostico. Alzi la mano chi si aspettava una Federica Brignone d’oro in Super-G a dieci mesi da quell’infortunio che avrebbe potuto stroncarle la carriera, e alzi la mano chi si aspettava due ori da Francesca Lollobrigida dopo quella che lei stessa aveva definito “la peggior stagione della sua vita”. Invece, come due tigri ruggenti, ecco la doppia vittoria nell’arco di un pomeriggio. Brignone ha disputato una prova magistrale e, non appena ha rifilato 76/100 alla compagna Pirovano ed è uscita di scena una disastrosa Goggia (era davanti di sette decimi, ndr), è apparso subito chiaro che avrebbe trionfato. Quasi mezzo secondo sulle rivali, nonostante uno stop interminabile e deleterio. Francesca Lollobrigida, invece, ha demolito la concorrenza nei 5.000m con una gara lucida e tatticamente perfetta. Schierata nell’ultima delle batterie, conoscendo tempi e passaggi delle rivali, l’azzurra ha gestito le energie: partenza forte, fase mediana contenuta e sgasata finale per resistere ai superlativi ultimi due giri dell’olandese Conijn. Alla fine, l’oro è arrivato per dieci centesimi. Bastano quelli, però, per la storia: Lollobrigida è la quinta italiana a vincere due ori nella stessa Olimpiade, la sesta a fare la doppietta 3.000/5.000m nel pattinaggio di velocità femminile e la più medagliata di sempre nella disciplina per il tricolore (quattro podi). In una parola: record, aspettando 1.500m e mass start.

LA CONFERMA DELLO SLITTINO

Infine ecco la quarta e ultima medaglia, seppur non in ordine di tempo, che fa chiudere l’Italia a quota 17 podi: sei medaglie d’oro, tre d’argento e otto di bronzo. Non si è neanche conclusa la prima settimana ufficiale di gare, e gli azzurri sono già a -3 dal record storico di Lillehammer. L’ottavo bronzo arriva dallo slittino e da una tiratissima Team Relay, attesa per due motivi: quasi tutti gli azzurri erano andati a podio, e le nazioni in gara erano solo nove. Bastava un nulla, dunque, per sbagliare. L’Italia non l’ha fatto, chiudendo terza dietro alle consolidate Germania e Austria. “L’Italia è un paese fondato sullo slittino”, ha scherzato il CONI, e vedendo gli ultimi due giorni risulta difficile dar loro torto…

Marco Corradi
31 anni, un tesserino da pubblicista e una laurea specialistica in Lettere Moderne. Il calcio è la mia malattia, gli altri sport una passione che ho deciso di coltivare diventando uno degli Azzurri di Gloria. Collaboro con AlaNews e l'Interista

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