MILANO, dal nostro inviato
La prima cerimonia d’apertura “diffusa”, per un’Olimpiade tutt’altro che banale: da San Siro a Cortina, con due bracieri e quattro sfilate. Il racconto di un evento storico

OLIMPIADI MILANO-CORTINA 2026, L’ELOGIO DELL’ITALIANITÀ
“Armonia” era il tema della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, con delle forti riflessioni sulla pace nei segmenti dedicati a Ghali e Charlize Theron. A dominare, però, è stato l’elogio dell’italianità in tutte le sue forme. Subito dal via, con quel brevissimo excursus storico e l’entrata in scena dei tre grandi volti dell’opera lirica (Verdi, Rossini e Puccini), guidati da una magnetica Matilda De Angelis. Ecco poi il cameo di Mattarella, arrivato su un tram guidato da Valentino Rossi e acclamato con un’ovazione che è stata pareggiata solo da quella per la sfilata degli atleti azzurri, e le note di “Volare” intonate da Mariah Carey. Nonostante qualche difetto di pronuncia, messo in conto, la prestazione della cantante statunitense è stata poderosa esattamente così come lo sono state le altre due esibizioni canore: potente l’inno di Mameli di Laura Pausini, toccante a tratti il “Nessun dorma” di Andrea Bocelli durante l’accensione del braciere olimpico. L’elogio dell’italianità, dicevamo, anche in modo eccessivo e smodato: il segmento di Sabrina Impacciatore non ci ha convinto del tutto, l’insegnamento dei “gesti italiani” da parte di Brenda Lodigiani è sembrato macchiettistico. Da notare il bellissimo discorso di Giovanni Malagò, ex numero uno del CONI e attuale presidente della Fondazione Milano-Cortina: un elogio al nostro popolo recitato in quattro lingue (italiano, francese, inglese e spagnolo).
LA CERIMONIA “DIFFUSA”: QUATTRO SEDI PER UNA SFILATA UNICA E INDIMENTICABILE
I primi Giochi disputati in quattro differenti cluster, con altrettanti alloggi per gli atleti e sedi ricettive (Casa Italia compresa) ad hoc, non potevano che vivere una cerimonia d’apertura unica. Si è optato per un’autentica sfilata “diffusa” tra le quattro location: Cortina, Milano, Predazzo e Livigno. Gli atleti sono stati suddivisi tra le quattro sedi d’appartenenza, con due differenti portabandiera per tutte le nazioni a eccezione dell’Italia. Gli azzurri ne avevano infatti quattro, due a Milano (Pellegrino-Fontana) e due a Cortina: Mosaner e Brignone hanno dato vita a una delle immagini più iconiche della cerimonia, con Amos a portare in braccio la sciatrice e icona azzurra. La sfilata è stata spettacolare a livello televisivo, coi continui cambi di scena e rimbalzi da una location all’altra, forse dispersiva a livello “immediato” per chi si trovava a San Siro: un discreto 20% delle nazioni (le minori) non è di fatto stata rappresentata allo stadio per l’assenza di atleti a Milano. Ne ha guadagnato lo spettacolo nel complesso dunque, dando vita a qualcosa di unico, ma ne ha perso la rappresentazione nell’impianto principale della cerimonia d’apertura. Un impianto che non ha raggiunto il totale sold-out, ha applaudito a spron battuto e ha contestato in modo altrettanto notevole: forti i fischi alla delegazione israeliana e al vicepresidente USA JD Vance.
OLIMPIADI MILANO-CORTINA 2026, L’ACCENSIONE DEL BRACIERE E GLI ULTIMI TEDOFORI
Unico e indimenticabile anche il braciere sospeso di Milano-Cortina 2026, una versione riveduta e migliorata rispetto a quello delle Olimpiadi di Parigi 2024. L’idea è stata quella di omaggiare sia le creazioni di Leonardo Da Vinci, che l’inventiva italiana tramite una struttura che ricorda il sole come fonte primaria di vita e rinnovamento. Per la prima volta, e non poteva essere altrimenti, i bracieri saranno due: uno a Milano, all’Arco della Pace, e uno nella piazza di Cortina. C’era grande curiosità sui tedofori, rimasti segreti quasi fino all’ultimo. Ad accompagnare il viaggio finale della torcia Beppe Bergomi e Franco Baresi, le ragazze (Egonu, Cambi, Danesi) e i ragazzi (Porro, Anzani, Giannelli) della pallavolo a Milano, il duo Weissensteiner-Di Centa (Manuela) a Cortina. Nessuno di loro ha però fisicamente acceso i due bracieri, dopo un viaggio da 10.002 tedofori per tutta Italia, dove non è mancata qualche polemica che si è subito spenta con la presenza degli staffettisti d’oro per portare la bandiera olimpica a Cortina. Nella località bellunese Sofia Goggia ha acceso il braciere a due giorni dalla discesa a cinque cerchi, a Milano invece ecco due leggende come Alberto Tomba e Deborah Compagnoni. Ha dominato lo sci alpino, dunque, che regalerà anche la prima medaglia: appuntamento alle 11.30 di sabato 7 febbraio, con la discesa maschile.






