Durante l’ultima puntata di ”Minuti di Gloria”, la nostra trasmissione radiofonica in onda ogni venerdì dalle 18 alle 19 su Radio Ticino Pavia (FM 91.8 e 100.5), abbiamo intervistato Mauro Nespoli, fresco di successo con la squadra azzurra ai Mondiali di tiro con l’arco di Città del Messico: ecco le sue parole!

Mauro Nespoli

MAURO NESPOLI INTERVIENE AI MICROFONI DI ”MINUTI DI GLORIA”

Due medaglie olimpiche a squadre (oro a Londra 2012, argento a Pechino 2008), 5 medaglie mondiali, un oro nel Mixed Team ai Giochi Europei di Baku e tante gioie: la carriera di Mauro Nespoli, arciere 30enne di Voghera, parla da sola, e ormai Mauro è una delle presenze fisse nella nazionale azzurra di tiro con l’arco, con un solo e unico cruccio. Nella sua lunga e formidabile carriera, partita a livello internazionale nel 2007 e proseguita con la prima medaglia olimpica e i successi seguenti, Nespoli non ha mai conquistato una medaglia individuale, ma si è tolto tante soddisfazioni con la squadra azzurra, ricoprendo un ruolo chiave nei nostri successi: l’ultima gioia è arrivata domenica scorsa nei Mondiali di tiro con l’arco disputati a Città del Messico, e proprio Mauro Nespoli ha regalato all’Italia la medaglia d’oro col 10 nell’ultima freccia dopo la perfetta gara sua, di David Pasqualucci e Marco Galiazzo contro i francesi guidati dal campione olimpico Valladont (colui che eliminò Nespoli a Rio 2016). Dopo quel successo, e durante l’ultima puntata di ”Minuti di Gloria”, la nostra trasmissione radiofonica in onda ogni venerdì dalle 18 alle 19 su Radio Ticino Pavia (FM 91.8 e 100.5), abbiamo intervistato l’arciere vogherese, ed ecco le sue parole ai nostri microfoni!

I MONDIALI DI CITTÀ DEL MESSICO, L’ORO A SQUADRE E NON SOLO: IL GIUDIZIO DI MAURO NESPOLI

Ciao Mauro, partiamo dal grande successo a squadre dell’Italia nei Mondiali di Città del Messico: avete eliminato i sudcoreani in semifinale e battuto la Francia nella sfida per l’oro. Raccontaci un po’ le sensazioni e le emozioni a pochi giorni da quel fantastico traguardo (l’oro mondiale a squadre mancava dal 1999, ndr)!

”Sto ancora metabolizzando quello che abbiamo fatto. Le persone che incontro non perdono l’occasione per complimentarsi e ricordarci che siamo stati fenomenali, soprattutto nella semifinale contro la Corea del Sud, che era la favorita e la nazione numero uno del ranking mondiale. Poi abbiamo sfidato la Francia, con cui abbiamo una sfida e un conto aperto da parecchio tempo, e siamo stati noi a trionfare”.

La finale contro la Francia è partita subito con degli errori abbastanza netti di Chirault (5 e 6): d’altronde, in uno sport come il tiro con l’arco, la tensione può giocare degli scherzi, dato che parliamo sempre di millimetri e centimetri che fanno la differenza tra medaglia e delusione…

”Assolutamente. Il nostro è uno sport fisico, ma soprattutto mentale, e la tensione ti gioca brutti scherzi e ti può portare a fare errori anche eclatanti a qualsiasi livello: sbagliano anche i migliori, e di fatto le competizioni internazionali si giocano proprio su questi errori, sul cercare di evitarli il più possibile e spingere magari all’errore l’avversario mettendolo sotto pressione. Ormai non si gioca più sul numero di 10, ma sulla dimensione e sull’importanza della freccia sbagliata”.

Ti sei trovato a dover tirare la freccia decisiva, con quel 10 che ci ha regalato il 6-0 e la medaglia d’oro: c’è tanta pressione nel dover chiudere e tirare la freccia della possibile vittoria?

”Non tiravo più per terzo dall’Olimpiade di Pechino 2008 (Mauro sbagliò, con un 7, e l’Italia perse l’oro, ndr), ho ripreso l’anno scorso con Pasqualucci e Galiazzo, e devo dire che questa posizione mi piace, mi esalta, mi stimola e qui è andata molto bene. Sono contento per com’è andata la gara nel suo complesso, in tutti gli scontri e tutte le frecce tirate, non solo per quel 10 ottenuto nella finale”.

È più complicato tirare la prima o l’ultima freccia, rompere il ghiaccio o chiudere lo scontro? In finale, Italia e Francia schieravano due giovanissimi nella prima freccia, con Pasqualucci e Chirault, l’autore degli errori che avevamo citato in precedenza…

Sono frecce difficili sempre, tendenzialmente il primo è quello che deve prendersi dei rischi perchè non ha le indicazioni che arrivano dai compagni in relazione al vento e alla gestione del tiro: è una freccia molto pesante, quella che di fatto può condizionare, in positivo o in negativo, tutta la squadra. L’ultimo, invece, deve chiudere e spesso si trova a gestire poco tempo per tirare: deve mostrare una certa dose di freddezza per far ottenere un grande risultato alla squadra o aumentare il vantaggio ottenuto dai compagni. Non è facile per nessuno dei due”.

LA GARA INDIVIDUALE, IL MIXED TEAM E IL CAMBIO DI LOOK: UN MAURO NESPOLI ”DIVERSO”

La tua gara individuale, invece, non è andata come speravi: ricordo che nell’intervista che avevamo fatto a Voghera, avevi espresso la speranza di ottenere una medaglia individuale, ma quest’anno sei partito molto bene in qualificazione (3°) e poi invece sei uscito subito nei turni a eliminazione diretta. Come mai l’Italia fa così fatica a ottenere medaglie ”singole? Anche Pasqualucci fece qualcosa di simile a Rio…

”La vera differenza è da ricercare negli avversari, più che in noi: io penso di aver fatto un buon match individuale, mantenendo la media realizzata in qualifica, ma se lì mi aveva portato al 3° posto, nelle sfide a eliminazione diretta invece non è stata sufficiente. È mancato quel guizzo che potesse magari far innervosire e sbagliare il mio avversario e purtroppo, gareggiando con un atleta più alto nel ranking mondiale, ha tirato fuori il coniglio dal cilindro, facendo dei match perfetti sia contro di me che in quello precedente, salvo poi spegnersi nel turno successivo. Si è riattestato sui propri risultati quando è mancata la leggerezza derivante dal non aver nulla da perdere”.

Passiamo al Mixed Team, che entrerà nel programma olimpico a Tokyo 2020: come ti stai approcciando tu, e come si stanno approcciando le ragazze della Nazionale a questa nuova sfida?

”Ci stiamo lavorando. La Nazionale italiana, dopo anni di affidamento su una grande atleta come Natalia Valeeva, ha avuto un ricambio generazionale importante: quest’anno le tre ragazze convocate per il Mondiale non raggiungevano i 20 anni d’età media e hanno bisogno di crescere e fare esperienza. Ci sta che il Mixed Team non abbia brillato qui, mancano però tre anni alle Olimpiadi e il mio compito e quello degli atleti più esperti sarà quello di aiutare le ragazze a crescere, consentendoci di arrivare pronti ai Giochi”.

Tornando a te, il successo conseguito ai Mondiali completa un 2017 speciale. Arriva dopo la tua laurea, e alla soglia dei 30 anni: che momento è della tua carriera?

”Dopo i Giochi di Rio 2016, poteva esserci stato un momento d’incertezza sul futuro, a oggi invece posso dire che il lavoro arcieristico è ripreso alla grande e gli sforzi sono ripagati, quindi ho un grande stimolo per i prossimi anni e i traguardi da raggiungere da qui a Tokyo 2020. Poi si vedrà, io mi sento bene, la voglia di fare c’è e le sfide da superare sono tante, come la voglia di mettersi in gioco”.

È arrivato anche un nuovo look, non ti ricordavamo con quel ”barbone”…

”(risata generale) Diciamo che come ti dicevo poco fa, gli avversari tirano contro di me e trovano quel qualcosina in più, forse quell’aria da bravo ragazzo, e allora ho deciso di far crescere la barba: fin tanto che l’Aeronautica Militare, il mio corpo d’appartenenza, me lo permetterà, terrò quest’immagine tenebrosa per intimorire gli avversari ancor prima di cominciare. Ormai è iniziata una guerra psicologica ancor prima di scendere in campo: barba folta, occhiale che riflette e cappello a coprire il resto, può essere una strategia (ride, ndr)”.

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Marco Corradi
31 anni, un tesserino da pubblicista e una laurea specialistica in Lettere Moderne. Il calcio è la mia malattia, gli altri sport una passione che ho deciso di coltivare diventando uno degli Azzurri di Gloria. Collaboro con AlaNews e l'Interista

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