A poco più di un mese dalla vittoria dell’oro individuale ai Mondiali di Scherma, il fiorettista azzurro racconta le emozioni per il trionfo iridato, pienamente consapevole del ruolo sociale rivestito dal suo sport. All’orizzonte c’è Parigi 2024. 

(Foto di copertina: profilo Facebook ufficiale Federscherma)

Come sta procedendo il periodo post operatorio dopo l’intervento alla spalla d’inizio mese?

Non è stato facile subito dopo l’operazione. C’erano i dolori, soprattutto nella prima settimana dopo l’intervento. C’era caldo e ho dormito poco. Le settimane successive sono riuscito a fare un po’ di vacanze e mi sono riposato. Venerdì ho l’appuntamento con il professor Porcellini, il dottore che mi ha operato. Se tutto è andato bene si tratterà dell’ultimo appuntamento prima della fisioterapia.

Che cosa ha rappresentato la vittoria del Mondiale di Milano: un punto di partenza, di arrivo, di riscatto o di consapevolezza in te stesso?

E’ stata una bellissima vittoria personale. Venivo dall’infortunio alla spalla e ho dimostrato di farcela anche in una situazione fisica non ottimale. La strada comunque è ancora lunga, per questo non interpreto questa vittoria come un punto d’arrivo. In un certo senso ancora oggi ci sono momenti in cui non mi rendo conto di essere un Campione del Mondo. Penso già al futuro, la mia mentalità mi spinge sempre a pensare subito alla prossima gara, alla prossima competizione, anche in questo caso dopo la vittoria del Mondiale. Davanti a me, per esempio, vedo già il periodo del rientro dopo l’operazione.

Su cosa hai lavorato di più per passare da una finale mondiale persa per un punto, nel 2022, ad un’altra finale vinta l’anno dopo?

Ho lavorato sui punti tecnici. La difesa, per esempio, l’anno scorso era per me una lacuna, poi ci ho lavorato. Nel mese in cui non ho potuto fare i canonici allenamenti di scherma, a causa dell’infortunio, ho fatto allenamento alle gambe e quel lavoro mi è servito per la rapidità e per irrobustirmi.

La squadra maschile del fioretto azzurro ai Mondiali di Milano 2023, da sinistra a destra: Tommaso Marini, Filippo Macchi, il CT Stefano Cerioni, Daniele Garozzo e Alessio Foconi (foto: profilo Facebook ufficiale Federazione Italiana Scherma)

Quale componente della gara a squadre, se potessi, inseriresti nell’individuale e viceversa?

Per come intendo io le due gare ritengo che si tratti quasi di due sport differenti. Nell’individuale sono libero e non ho responsabilità sugli altri. Io odio che gli altri dipendano da me e che io dipenda dagli altri, questo ovviamente parlando della gara a squadre. In generale in quest’ultime sono un po’ più in ansia prima della discesa in pedana. C’è da dire, però, che la nostra squadra è molto unita e siamo sempre stati molto bravi a non metterci pesi addosso a vicenda.

Come si affronta una sfida individuale contro un proprio compagno di squadra in una competizione importante?

L’ultima volta che è accaduto mi sono scontrato con Filippo Macchi, mio grande amico, più giovane di me di un anno e già campione europeo in carica. Si trattava di una gara per entrare tra i primi otto. D’altronde l’Italia è tra i Paesi più forti nella scherma, quindi le probabilità di sfide di questo genere sono alte, il rischio c’è sempre. Tra l’altro nelle gare in cui ci si scontra tra connazionali non si possono avere i maestri a fondo pedana e questa è una varabile importante da considerare. Inoltre, l’avversario in questo caso mi conosce meglio, ma anche io lo conosco meglio di altri.

Quanto è importante il sostegno delle Fiamme Oro?

Il loro sostegno è fondamentale, è così per tutti gli sportivi. E’ importante capire il lavoro che fanno tutti i Gruppi Sportivi. Essi permettono a noi atleti di fare lo sport che amiamo. Ma un altro ruolo fondamentale che svolgono è quello sociale. E questo spesso non viene compreso fino in fondo. Mi spiego meglio: credo fermamente che i Gruppi Sportivi siano portatori di valori ed educazione, elementi che attraverso l’atleta si riverseranno poi nella società. Non bisogna limitarsi a considerarli nella sola focalizzazione del risultato.

Nella gara a squadre del Mondiale che cosa non ha funzionato?

Io, di sicuro, non ho funzionato. Mi prendo le mie responsabilità, avendo fatto tanti errori. Ho dato tutto quello che avevo nell’individuale e già il competere con un legamento quasi rotto non ha aiutato. Dopo la mia vittoria ho avuto un calo fisico e mentale, una scarica di tutta la tensione accumulata. Per questo ci tengo a parlare dei miei errori.

Quali sono i primi tre aggettivi che ti vengono in mente per descrivere il fiorettista ideale?

Innanzitutto, il fiorettista ideale deve essere artistico perché la scherma è anche un’arte e come tale deve cambiare, riuscire a trasformare i difetti in punti di forza. Poi occorre che sia determinato, perché la determinazione è fondamentale. Infine, deve essere paziente, non in senso passivo, ovviamente. La pazienza serve a capire quale azione fare nel momento giusto. Se presi dalla foga ci si perde. Il punto va preso nel momento giusto.

Tommaso Marini segna un punto contro lo statunitense Nick Itkin nel corso della finale per l’oro (foto: profilo Facebook ufficiale Federazione Italiana Scherma)

 

Come ti concentri prima delle gare?

In realtà cerco di non concentrarmi. La troppa concentrazione, quando ero più piccolo, alla fine mi metteva ansia, non avevo pazienza. Pensavo in maniera ossessiva alla vittoria, altrimenti sarebbe cascato il mondo, ma questo approccio non funzionava. Quindi ho deciso di esagerare dall’altro lato. Io prima delle gare ballo, ascolto la musica, guardo video Instagram divertenti. Poi quando salgo in pedana e abbasso la maschera penso a vincere.

Quali sono i tuoi idoli nella scherma, e negli altri sport?

Non ho idoli veri e propri. Nel mio sport cerco di prendere il meglio da ognuno. Non mi ispiro a nessuno, mi credo una nuova immagine dello sport, che è la mia.

Sei molto affezionato ad Ancona, la tua città, quindi come hai vissuto la cerimonia svoltasi a Palazzo del Popolo, sede del Comune, per celebrare l’oro mondiale?

Io sono molto legato ad Ancona, mi piace molto. Sono stati molto carini ad invitarci. Spero però che dopo la vittoria di Gimbo (Tamberi, ndr) organizzino qualche altro evento, ancora più bello, che possa coinvolgere più persone possibili, in primis i cittadini di Ancona che mi hanno sempre sostenuto e mi hanno fatto tanti complimenti dopo la vittoria del Mondiale. Avere due Campioni del mondo marchigiani, a pochi passi l’uno dall’altro, è una cosa molto particolare.

Parigi 2024 cosa significa per te?

Champagne. Sicuramente per un ipotetico festeggiamento o per scordare le eventuali negatività. Scherzi a parte, è già molto bello il fatto di poter esserci perché l’ho sognato da sempre e spero di dare il massimo, in una competizione così importante come l’Olimpiade.

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