Valentino Manfredonia è stato il primo pugile azzurro a strappare il pass per Rio 2016, prima ancora di Clemente Russo. Il 25 aprile, infatti, a Bergamo, Manfredonia batteva il croato Sep Hervoje all’interno della sfida WSB tra Italia Thunder e Astana Arlans. Per il mediomassimo azzurro questa Olimpiade ha un gusto particolare: Manfredonia nasce infatti il 29 settembre 1989 a Jabotao, in Brasile, ma all’età di due anni viene adottato da una coppia di Pianura, tanto da considerarsi, giustamente, un napoletano a tutti gli effetti.

La sua carriera pugilistica parte subito forte, tanto da arrivare a conquistare, nel biennio 2006-2007, due titoli italiani giovanili. Poi, però, un brutto infortunio alla spalla sembrava compromettergli la carriera, ma “O’Tyson“, come lo chiamano simpaticamente nella città partenopea, è un osso duro: dopo tre anni di stop, nel 2013 si laurea Campione italiano a Galliate (Novara). L’anno seguente si supera e, ad agosto, fa sua anche la medaglia d’oro ai campionati UE disputatisi a Sofia.

In queste settimane Manfredonia ha svolto uno stage in Kazakistan dopodiché è volato in Bulgaria, dov’era impegnato in un torneo. Azzurri di Gloria ha avuto il piacere di contattarlo in esclusiva. Di seguito vi riportiamo l’intervista.

Ciao Valentino. Com’è andato lo stage in Kazakistan e il torneo in Bulgaria?

“Mi è servito tanto, non combattevo da sette mesi. In Bulgaria ho conquistato la medaglia di Bronzo. Certo, non sono ancora al meglio, ma sono contento lo stesso perché vedo che la spalla risponde bene”.

Sei stato il primo pugile azzurro a qualificarti per Rio. Che emozioni hai provato?

È stata un’emozione unica. Al momento non mi sono reso conto dell’impresa. Poi, nei giorni seguenti, ho realizzato: i giornali parlavano di me, i giornalisti mi cercavano, e la gente mi fermava per chiedermi l’autografo. Non voglio fermarmi, sono contento per la qualificazione, ma ora voglio mettere la ciliegina sulla torta”.

A Napoli ti chiamano Tyson, ma tu ti ispiri ad Ali. Nel 1960, a Roma, un giovane Cassius Clay conquistò l’oro proprio nei mediomassimi…

“Sì, a Napoli mi chiamano O’Tyson, ma pugilisticamente sono distante da lui, io mi ispirò ad Ali. Lui conquistò l’oro nel ’60 nella mia categoria, ovviamente spero di emularne le gesta”.

Come ti sei avvicinato al pugilato?

Valentino Manfredonia in tenuta rossa, fonte. Wikipedia

Valentino Manfredonia in tenuta rossa. Fonte foto: Wikipedia

“Sono entrato in palestra perché ero in sovrappeso e il mio obiettivo era quello di perdere chili. Siccome non riuscivo a stare dietro ai ragazzi, il maestro decise di unificarmi al corso delle donne. Lì scattò in me qualcosa, per cui dovevo scendere di peso assolutamente. Nel frattempo in me stava crescendo la passione per la boxe, e il maestro Guido De Novellis decise di farmi salire sul ring e da lì in avanti iniziai a tirare i primi pugni e a combattere. Così conquistai nel 2006 il titolo italiano e nel 2007 quello Junior, ma poi fui costretto a uno stop di circa tre anni a causa di un infortunio alla spalla”.

A Rio temi qualche avversario in particolare?

“In particolare no, perché quando arrivi lì affronti i migliori. Questo è il torneo più prestigioso al mondo. Certo, ho meno esperienza rispetto agli altri, ma questo non mi intimorisce”.

Toccando ferro, l’ultimo napoletano a conquistare l’oro fu il leggendario Patrizio Oliva, a Mosca ’80. Senti questa responsabilità?

“Per niente. Metterò in pratica quello che so fare. Qualora dovessi uscire sconfitto, allora alzerò le mani e mi complimenterei col vincitore, perché vorrà dire che è stato più bravo di me. A Rio andrò con tutte le mie forze, puntando all’oro”.

Finora gli unici qualificati siete tu e Clemente Russo. A tuo modo di vedere, chi altro può qualificarsi?

“Per il momento siamo in due. Io credo molto nella mia squadra. Sicuramente spero che si qualifichi Mangiacapre, Valentino, Piccardi, Cappai. Io li nomino tutti, il problema che ci sono pochi posti, a differenza di Londra. Un altro che può dire la sua è Guido Vianello. Comunque vada siamo una buona squadra. Io sono convinto che si possono qualificarsi tutti, ma ora tocca a loro dimostrare che possono farcela. Io l’ho detto anche ai ragazzi. Ora loro saranno impegnati a Istambul e a Baku”.

Cosa ne pensi di questa idea lanciata dall’Aiba di far combattere i professionisti a Rio?

“Secondo me non l’attualizzeranno. Cosa ci guadagna un professionista? Loro hanno un ingaggio da professionista, perché dovrebbero tornare a combattere alle Olimpiadi? Gente come Klitschko (che sarà impegnato nel rematch con Fury, ndr), per esempio, che motivo ha di combattere a Rio? Per me si tratta di una decisione senza senso. Poi, chiaramente, tutto può succedere”.

Dopo le Olimpiadi, passerai tra i professionisti?

“Non lo so, non ho ancora pensato a questo. Io per il momento sono concentrato solo su Rio. Dopo l’Olimpiade mi godrò le vacanze e poi si vedrà. Certo, se qualche procuratore mi offrisse un bell’ingaggio per combattere in America potrei anche riflettere se compiere questo passo, oppure potrei decidere di continuare in vista delle Olimpiadi di Tokyo. Ripeto, non ho ancora deciso. Non ho fretta, parlerò anche col mio maestro, e poi deciderò del mio futuro”.

Un’ultimissima domanda che esula dal mondo del pugilato. Sappiamo che sei un grande tifoso del Napoli. Secondo te, questo può essere l’anno giusto per riportare lo Scudetto a Napoli?

“Io penso che quest’anno gli azzurri possono vincere il titolo. Rispetto all’anno scorso, possiamo farcela”.

 

 

Marco De Silvo
Classe 1991, malato di boxe e calcio, segue con interesse anche altri sport. Oltre a scrivere per Azzurri di Gloria, collabora con Boxe-Mania e Bandiera a Scacchi.

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