Igor Cassina, ex ginnasta e Oro ad Atene 2004, racconta della sua carriera, parlando di come la ginnastica artistica gli abbia insegnato tanto, rendendolo un atleta e un uomo migliore

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Igor Cassina sul podio di Atene: l’azzurro vinse l’oro nella sbarra

Igor Cassina: “Ai giovani di oggi la ginnastica potrebbe insegnare molto”

Com’è nata la passione per la ginnastica artistica?

Da subito, all’età di sei anni, ho iniziato perché mia sorella Mara già lo praticava e io mi sono innamorato fin dall’inizio dell’ambiente e di quello che avrei potuto fare da crescendo

Il tuo idolo era Dmitrij Bilozerčev, da cui deriva il tuo soprannome Bilo, cosa ti piaceva in particolare di lui?

Innanzitutto la sua storia, perché io all’età di dieci anni mi sono rotto la tibia, ed ero un po’ triste pensando che avrei avuto difficoltà a tornare a saltare  e a fare certi esercizi. Ho seguito i Campionati del Mondo del 1987 a Rotterdam insieme a mio papà e mia mamma sul divano, avevo la gamba ingessata e lì ho visto per la prima volta Bilozerčev. Il telecronista ha spiegato la storia di questo atleta, che due anni prima della competizione aveva avuto un incidente automobilistico, si era frantumato la gamba e aveva riscontrato numerose lesioni, i medici lo davano per spacciato e gli dissero che non avrebbe  più potuto praticare ginnastica artistica, ma alla fine, proprio in quell’edizione, è diventato Campione del Mondo, da quel momento per me è subito diventato un mito, un esempio e un idolo. In particolare mi fece riflettere sulla mia tibia rotta, un infortunio meno grave del suo, e dunque smisi di essere triste pensando che avrei avuto tutte e possibilità per tornare e affermarmi come aveva fatto lui

Quale era il tuo sogno da bambino, e quando hai deciso che la ginnastica artistica sarebbe diventata il tuo lavoro?

Io un sogno non l’ho mai avuto  fino a quando non ho messo piede nella palestra di ginnastica artistica a sei anni. Mi ha interessato fin da subito, ma inizialmente andavo in palestra solo perché mi piaceva, poi a dieci anni, dopo aver visto il Campionato del Mondo di Rotterdam e la storia di questo atleta russo, mi sono ispirato e ho pensato: “anche io voglio diventare un campione come lui”, quindi posso dire che il mio sogno nasce a dieci anni, un sogno alimentato con l’allenamento di tutti i giorni

Com’è nato il movimento Cassina, in quale particolare situazione ?

Il Movimento Cassina  è nato da una visione, la famosa visione che serve nella vita di tutti i giorni. All’età di  tredici anni mi veniva semplice fare un movimento di base e insieme ai miei allenatori abbiamo pensato  di sviluppare questa mia abilità nell’eseguire di già un movimento molto complesso. Di conseguenza abbiamo quindi studiato a  tavolino come creare qualcosa di più elaborato, partendo da un doppio salto mortale con le gambe piegate, chiamato Kovacs, siamo arrivati al doppio salto mortale con le gambe tese al quale è stato aggiunto un avvitamento di 360 gradi sull’asse longitudinale, l’abbiamo studiato a tavolino e abbiamo fatto tanta teoria, l’ho studiato e dopo otto anni sono riuscito a eseguirlo

Come ti sei sentito quando la federazione internazionale ha approvato il tuo movimento?

È stata  una grandissima soddisfazione perché, aldilà del fatto che avessi potuto vincere o meno una medaglia alle Olimpiadi, mi sentivo onorato e gratificato di tutti gli allenamenti, di tutte le fatiche  e le rinunce che avevo fatto nel mio percorso di vita fino a quel momento. Il Movimento Cassina  sarebbe, da quel momento, rimasto nella storia, quindi impresso per sempre in questo sport, indipendentemente dal fatto che io sarei potuto esserci o non esserci più, il Movimento  Cassina ci sarebbe sempre stato. Quella è stata una grande soddisfazione, anche perché abbiamo dovuto aspettare altri cinque o sei anni per rivedere un altro atleta portare questo esercizio in una competizione,  e oggigiorno fondamentalmente gli atleti che vincono medaglie ai Mondiali o alle Olimpiadi lo presentano

Hai successivamente creato il Cassina 2, cosa non ha funzionato?

Avrei dovuto  presentarlo alle Olimpiadi del 2008 a Pechino, ma di fatto era un movimento troppo complesso per il tempo che io avevo dedicato a questo movimento. Ero riuscito sì ad eseguirlo, ma non avevo la padronanza di poterlo completare in gara con un’alta percentuale di riuscita e, siccome le Olimpiadi di Pechino erano ormai  alle porte, ho pensato insieme al mio allenatore che era meglio tenere il Movimento Casina uno, più sicuro e più stabile, piuttosto che azzardare e rischiare troppo. Io ho sempre rischiato nel mio percorso, ma con cognizione di causa, in quel caso sarebbe stato azzardare  e rischiare seriamente di farmi male

Nel 2004 hai vinto l’oro ad Atene, cosa ricordi di quell’esperienza? Quale avversario temevi di più?

Alexei Nemov, campione olimpico uscente dalle Olimpiadi di Sidney, è sempre stato un atleta fortissimo, in lui vedevo effettivamente un modello  da seguire e da emulare, un grande stile, una  grande precisione, i suoi esercizi sempre al limite della perfezione. Un altro campione è Fabian Hambüchen, colui  che è diventato poi campione olimpico nell’edizione di Rio de Janeiro 2016. Tantissimi atleti dunque, ma il momento che mi porto a casa con gioia è quando sono salito sul gradino più alto del podio, ho pensato ai miei genitori e a mia sorella che erano lì presenti e il senso di gratitudine verso loro che mi hanno sempre aiutato e supportato nel mio percorso, quindi la cosa più bella, l’aspetto più bello, è stato pensare a loro che erano lì con me

La ginnastica, come sport e come stile di vita, cosa ti ha insegnato?

Dico sempre che i valori più importanti della vita me li hanno trasmessi i miei genitori: disciplina, rispetto e seguire delle regole; lo sport, e in particolare la ginnastica artistica, ha semplicemente fortificato questa mia forma mentis. Quello che mi porto a casa nella vita di tutti i giorni e ancora oggi, è il fatto di aver custodito un sogno, averlo protetto e aver cercato, step by step, giorno dopo giorno, di reinventarlo e  farlo diventare vero.  Fortunatamente ho seguito l’assoluta disciplina che mi hanno dato i miei genitori, e le regole di questo sport che trasferisco tutti i giorni nella mia vita a me e a chi mi sta intorno

Hai insegnato ginnastica artistica e ora lavori nel campo del benessere fisico, quale consiglio ti sentiresti di dare a chi vuole avvicinarsi a questo sport?  

Ci sono due aspetti principali. Il consiglio del perché fare ginnastica artistica, aldilà del diventare un campione, che è un aspetto totalmente secondario, è quello di sviluppare attività motorie di base. Tutti, a mio parere, dovrebbero fare  ginnastica artistica dalle scuole elementari, non perché seccessivamente devi farlo come sport, ma perché è di aiuto e ti mette nella condizione di riuscire a conoscere meglio il tuo corpo, a saper correre, a saper fare degli esercizi di equilibrio di base, e riuscire meglio a fare qualsiasi altro sport. Il secondo aspetto, del perché sia utile praticare ginnastica artistica, è perché istintivamente ti trasferisce quella modalità, quel comportamento giusto che serve a sviluppare nella vita il concetto di fatica, imparare a fare delle rinunce e una fatica buona e sana per diventare una persona migliore. Quello che ritengo manchi nelle generazioni di oggi è il concetto di non sapere minimamente cosa significa fare fatica buona e sana per migliorarsi, tutto è un po’ troppo leggero, tutto arriva e tutto è facile, tanto ci sono i genitori, c’è sempre qualcuno che aiuta, lo sport invece aiuta ad uscire invece dalla zona di comfort



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