I 200sl disputati nella notte hanno rappresentato, insieme a una staffetta da dimenticare, l’ultima uscita nella sua distanza per Federica Pellegrini. L’azzurra disputerà due staffette veloci e poi saluterà per sempre il nuoto: il suo viaggio, durato 17 anni, si concluderà. E siamo lieti di averne fatto parte…

DA ATENE 2004 A TOKYO 2020: IL VIAGGIO DI FEDE SI CONCLUDE, TRA UNA LACRIMA E UN SORRISO

Il viaggio di Fede si conclude. Da Atene 2004 a Tokyo 2020, anzi 2021, la carriera di Federica Pellegrini è stata una giostra di emozioni, e possiamo dire di esser lieti di averle vissute, da spettatori prima e addetti ai lavori in seguito. Personalmente non abbiamo mai avuto il piacere (o l’occasione) per conoscere Federica, la Divina e la leonessa del nuoto azzurro, ma in realtà è come se la conoscessimo da sempre. Perchè, per molti di noi, Federica è stata di fatto una di famiglia: è comparsa, c’è sempre stata e ora la vediamo andare via, spiccare il volo verso altri lidi. Federica è la sorella che si trasferisce in un’altra città, l’amico che va all’estero, il parente che ti saluta dicendo che tornerà in città “dopo qualche mese” e poi si trasferisce altrove. Volenti o nolenti, amanti dello sport o meno, haters o tifosi, è una parte della vita dell’Italia sportiva (e non) che se ne va. Pochissime atlete (e atleti) sono state capaci di decidere così un periodo storico, quasi nessuna di loro in Italia. L’impatto di Federica Pellegrini sul nuoto è stato pari, con ogni probabilità, solo a quello di Roberto Baggio sul calcio: amato da tutti, idolatrato perchè fenomenale, ma anche perchè fragile e dannatamente umano. Per Federica vale lo stesso. Chi non la sopporta (sono più di quanti potessimo immaginare), non capisce perchè venga idolatrata un’atleta con soli due ori olimpici e si indigna persino per la statistica che la vede a cinque finali olimpiche consecutive nella stessa gara, come solo Michael Phelps nei 200 farfalla: “Lui ha 22 ori e lei due, non è nessuno!”. Abbiamo letto anche questo. La verità è che Federica è amata per i suoi successi, ma anche perchè una di noi. Vincente, ma anche fragile di fronte alle problematiche della vita. Capace di lottare e rialzarsi come un’Araba Fenice, di soffrire e amare, di reinventarsi e vincere ancora.

Federica Pellegrini entra nelle nostre case nell’agosto del 2004. Siamo ad Atene, alle Olimpiadi, e una ragazza di 16 anni rischia di conquistare l’oro alla sua prima esperienza ai Giochi. Federica non arriva dal nulla, ha già riscritto il record italiano dei 200sl negli Assoluti e lo ritocca in semifinale, qualificandosi col miglior tempo: la sua finale ricalca quella tattica che le vedremo attuare per anni, ma non le regala l’oro. Federica, in un barlume d’inesperienza, non si avvede del rientro di Camelia Potec dall’alto: argento per soli 19/100, podio più giovane della storia olimpica azzurra (16 anni e 12 giorni), e ritorno sul podio dello stile libero a oltre trent’anni da Novella Calligaris. L’Italia si innamora di quel formidabile talento, e assiste alla sua definitiva esplosione e crescita: gli ori europei, le medaglie mondiali e i Giochi di Pechino 2008. In quelle Olimpiadi, qualsiasi essere senziente si alza nell’oscurità della notte per assistere alle sue gare e viene ripagato: oro nei 200sl con record mondiale. L’esplosione definitiva, però, avviene nel 2009 e ai Mondiali di Roma: oro nei 200sl con 1.52.98, mostruoso record mondiale tuttora in voga, e oro nei 400sl col primato di 3.59.15 (poi abbattuto da Ledecky, Rio 2016). Il 2009 dà, il 2009 toglie, perchè muore lo storico tecnico Alberto Castagnetti e viene sostituito da Stefano Morini, con cui il rapporto semplicemente… non funziona. Federica Pellegrini passa a Philippe Lucas, vince altri due ori mondiali e poi abbandona i 400sl, grande amore, ma anche portatori di crisi d’ansia che impediscono di vivere al 100% il piacere di nuotare.

I 200sl diventano la sua nuova ed unica sfida (fallirà, in seguito, il passaggio ai 100sl), c’è qualche cambio d’allenatore di troppo e arrivano le delusioni olimpiche di Londra (5a) e Rio (4) prima della definitiva rinascita sotto la guida di Matteo Giunta. Federica vince i Mondiali di Budapest (2017) e di Gwangju (2019) e si avvia verso la sua seconda vita: le Olimpiadi di Tokyo 2020, l’ha deciso da tempo, saranno la sua ultima avventura da nuotatrice e coi colori azzurri. Federica ormai è una donna che vuole vivere appieno la sua vita, crearsi magari una famiglia e realizzare altri progetti. Il nuoto è stato la sua prima vita, ma all’orizzonte ce n’è una seconda: l’addio a Tokyo 2020 viene frenato dal COVID-19, che fa slittare i Giochi. In quell’anno Federica era scesa sotto l’1.55 e probabilmente si sarebbe giocata una medaglia, dodici mesi dopo è reduce dalla positività al coronavirus che le ha spezzato la preparazione alle Olimpiadi e il livello si è alzato. I suoi Giochi iniziano col rischio-eliminazione in batteria e la qualificazione per un soffio: una Pellegrini irriconoscibile si qualifica col 15° tempo, migliora in semifinale e accede alla finalissima col 7° crono. Si tratta della quinta finale consecutiva nei 200sl alle Olimpiadi, un record: le medaglie sono impossibili, ma Federica si gode la sua ultima finale internazionale nei 200sl (7° posto) e scoppia in lacrime al termine di ogni intervista.

Si tratta di un lungo e prolungato addio al nuoto ai suoi tifosi, nel quale succede qualcosa che forse nemmeno lei avrebbe pronosticato. Nel dare l’addio al nuoto, in un modo simile a quello con cui il compianto Kobe Bryant salutò il basket (la lettera “Dear Basketball”, qui trasformata in parole), Federica Pellegrini si toglie un velo ad ogni intervista. Nella prima ufficializza di fatto il suo ritiro dopo i Giochi, nella seconda si lascia scappare l’ufficializzazione della sua storia d’amore con Matteo Giunta, allenatore e uomo della sua vita, e chissà che non ci mostri altri lati sconosciuti e/o sveli i suoi progetti futuri (televisivi?) nelle interviste che seguiranno alle staffette 4x100mista e 4×100 mista mista che dovrebbe disputare concludendo le sue Olimpiadi sulla distanza breve. Si tratta di una Pellegrini diversa, che si sta preparando a dirci addio (almeno, da atleta) e dunque non ha più filtri: è l’amica Federica che giunge alla fine di un percorso durato 17 anni, da Atene a Tokyo passando per due medaglie olimpiche (oro 2008 e argento 2004 nei 200sl), 11 podi mondiali (6 ori, 4 argenti, un bronzo) in vasca lunga e 8 in vasca corta (1 O, 2 A, 5 B), infinite medaglie europee e internazionali e la bellezza di 129 titoli italiani in una carriera da fuoriclasse. Si tratta, di fatto, di un’autentica Last Dance in cui la Divina non ha timore di mostrarsi umana e dire cos’ha significato per lei il suo percorso. Un percorso del quale siamo lieti di aver fatto parte, vivendolo da tifosi e raccontandolo in seguito da giornalisti. In bocca al lupo per il futuro, Federica, e grazie di tutto…

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Marco Corradi
30 anni, un tesserino da pubblicista e una laurea specialistica in Lettere Moderne. Il calcio è la mia malattia, gli altri sport una passione che ho deciso di coltivare diventando uno degli Azzurri di Gloria. Attualmente collaboro anche con AgentiAnonimi.com, sito partner di Eurosport Italia

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