14 agosto: Gregorio Paltrinieri, insieme a Gabriele Detti, riscatta il nuoto italiano alle Olimpiadi di Rio dopo lo shock del quarto posto della portabandiera Federica Pellegrini. Circa un mese dopo è toccato agli atleti paralimpici riportare in alto un movimento, quello acquatico italiano, che ultimamente aveva promesso tanto e mantenuto meno.

Missione compiuta: delle 39 medaglie vinte dall’Italia a questi Giochi Paralimpici di Rio, la maggior parte viene dal nuoto, con 13 podi raggiunti da 8 atleti diversi (21 erano i nuotatori italiani portati in Brasile) contro i 7 conquistati durante la spedazione inglese di quattro anni fa. Non solo: molti record, sia personali che nazionali, sono stati abbattuti, riscrivendo la storia dell’intero nuoto italiano.morlacchi

E come non focalizzarsi su di lui, su quel Federico Morlacchi che a 23 anni è un campione fatto e finito. Alle sue seconde Paralimpiadi, Federico è rimpatriato appesantito da ben 4 medaglie e dopo aver riscritto a modo suo la leggenda di Re Mida, trasformando i tre bronzi di Londra in tre argenti e in un oro nei 200 m misti categoria SM9. Il metallo più pregiato è stata una prerogativa solo sua e di Francesco Bocciardo nei 400 m stile libero categoria S6, dopo aver dominato la finale e aver distaccato di oltre 5 secondi il secondo classificato.

cecilia-camellini-130617110120Sì, solo due ori, perché l’altra giovane fenomeno del nuoto, quella Cecilia Camellini che a Londra era tornata a casa con due ori e due bronzi, ha deciso di “fare una media” di questi risultati, vincendo solo un argento nei 400 m stile libero S11. Una seconda piazza che forma una tripletta tutta speciale con i due argenti del suo fidanzato (anche lui nuotatore in categoria S1) Francesco Bettella, specialista del dorso 50 e 100 m. Gli fa da contraltare nel dorso femminile Giulia Ghiretti, la classe ’94 all’esordio paralimpico che conquista un argento e un bronzo (rispettivamente nei 100 m SB4 e nei 50 m S5).

È quest’ultima l’atleta che completa la carrellata dei plurimedagliati nelle vasche, a cui vanno aggiunti anche i bronzi di Vincenzo Boni nel dorso S3 e di Efrem Morelli (rana SB3) e l’argento di Arjola Trimi nello stile libero S4. Tredici medaglie, tredici atleti che hanno dimostrato che il nuoto italiano è tutt’altro che morto.

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Giornalista in erba, sono un appassionato di sport, con un occhio di riguardo per il calcio (banale!) e la boxe.

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