Il Coronavirus sta iniziando a diffondersi in sempre più paesi, con annessi timori e psicosi, e inizia a impensierire anche i Giochi: le Olimpiadi di Tokyo 2020 verranno rinviate?

Olimpiadi Tokyo 2020

OLIMPIADI TOKYO 2020: IL CORONAVIRUS E LA PSICOSI MINACCIANO I GIOCHI

Da epidemia a psicosi, il passo è breve. Ce lo insegna ciò che stiamo vivendo riguardo al Coronavirus, che nel giro di una decina di giorni è passato dall’essere “la malattia di Wuhan” (con annessi sproloqui contro i cittadini cinesi) al vedere identificata una parte della popolazione italiana come “untrice” della malattia. Frutto di una narrazione mediatica allarmista, di troppi e continui cambi di scenario, di un’iniziale sottovalutazione del problema e di un eccessivo interventismo in seguito: scuole chiuse, stadi chiusi, gare rinviate a data da destinarsi, uffici che invitano allo smart working “perenne”, bar chiusi dalle 18 alle 6 ecc ecc. Il Nord Italia è in una sorta di quarantena “autoimposta”, e i casi sfiorano le 400 unità, con 12 vittime accertate. Il Coronavirus è di fatto una forte forma influenzale, ma pur sempre una forma influenzale, che in Italia sin qui ha (purtroppo) ucciso solo soggetti con precedenti complicazioni cliniche e/o in età avanzata. Eppure, da venerdì a domenica, i media nazionali l’hanno trattato come una potenziale pandemia simile alla peste bubbonica del ‘600, con annesse conseguenze “pratiche”: assalto ai supermercati, risse per accaparrarsi l’ultimo pacchetto di qualsivoglia vivanda, caccia all’Amuchina e a disinfettanti di ogni genere. L’Italia ha (ingiustificatamente?) paura, gli italiani non escono di casa e le zona di Codogno (Lombardia) e Vò Euganeo (Veneto), i due focolai del virus, sono in quarantena. Il Coronavirus spaventa l’Italia, gli italiani spaventano il mondo: i recenti casi di positività al tampone di nostri connazionali (rientrati dal Bel Paese) in Albania, Algeria, Brasile, Spagna ecc. e quelli di “viaggiatori” rientrati dall’Italia in Croazia, Romania ecc hanno sostanzialmente trasformato l’italiano medio nell’untore, agli occhi della stampa internazionale. Succede così che alcune testate inglesi invitino a ridurre il turismo nel bel paese, che i bulgari del Ludogorets si rechino a Milano per giocare l’Europa League armati di mascherina con filtro anti-contagio, che l’Irlanda spinga e ottenga il rinvio della gara del Sei Nazioni contro gli azzurri da disputarsi… in Irlanda. E nel resto del mondo non va meglio: i casi totali sono 81.270, con 2.770 morti. Domina la Cina con 78.064 casi, seguita da Corea del Sud (1.261) e Italia (380, in aumento di una settantina d’unità al giorno), seguono Giappone (172) e Iran (139), il paese con la mortalità più alta e un viceministro in quarantena. La Cina ha avuto il maggior numeri di morti (2715) ed è stata il paese dove il virus si è sviluppato ed è esploso (nonchè il primo ad aver cancellato ogni manifestazione sportiva: campionati sospesi, F1 rinviata ecc), ma la diffusione sta diventando globale. Il Giappone, pur non avendo un alto numero di casi, sta iniziando a riflettere sulle Olimpiadi di Tokyo 2020. Delle riflessioni che potrebbero portare a scelte che sarebbero state impensabili fino a poco tempo fa.

OLIMPIADI TOKYO 2020: SARÀ RINVIO? TUTTI GLI SCENARI

Lo stesso Giappone sta iniziando a prendere misure anti-contagio: la nazione, una delle più pulite e attente all’igiene nel panorama mondiale, ha infatti sospeso il campionato di calcio che sarebbe dovuto iniziare il 15 marzo prossimo, e nelle prossime settimane valuterà attentamente cosa fare con le varie manifestazioni sportive. Tutti gli occhi sono puntati ovviamente sulle Olimpiadi, che andranno a raggruppare all’incirca 11mila atleti, i loro tecnici e gli addetti ai lavori nel Villaggio Olimpico di Tokyo. Ne va da sè che un’eventuale diffusione su scala mondiale del Coronavirus (SARS-COV-2 o 2019-nCOV o COVID19, per gli esperti) metterebbe a rischio i Giochi, ma al momento non ci sono decisioni concrete. Nei giorni scorsi sono state affrontate, sui mezzi di stampa, varie ipotesi: dal rinvio delle Olimpiadi, allo spostamento delle stesse in un’altra località. Quest’ultimo scenario sembra il più improbabile: praticamente impossibile trovare una località disposta ad “accollarsi” gli investimenti olimpici a un paio di mesi dai Giochi, e oltretutto è altrettanto improbabile che ci siano località già pronte a livello di strutture e Villaggio Olimpico. Ad oggi, l’ipotesi maggiormente accreditata è quella del rinvio, soprattutto da quando il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe ha dichiarato che nelle prossime settimane/mesi la nazione del Sol Levante valuterà se proporre al CIO il rinvio dei Giochi di due settimane. Ma un rinvio delle Olimpiadi, con annesse ripercussioni sui calendari di ogni disciplina sportiva, è davvero fattibile?

I Giochi inizierebbero il 24 luglio, per concludersi il 9 agosto: dal 25 agosto al 6 settembre, invece, occhi puntati sulle Paralimpiadi. Lo spostamento di due settimane riporterebbe i Giochi nel bel mezzo del mese di agosto, pochi giorni più in là rispetto alla data d’inizio di Rio 2016 (5 agosto): il tutto non dovrebbe rappresentare dunque un problema, anzi. Gli atleti avrebbero un paio di settimane in più, e in alcune discipline (ciclismo) alcuni big potrebbero rivedere il proprio programma e non snobbare Tokyo 2020. Non tutti, però, sono d’accordo. Il membro del CIO Dick Pound, ex nuotatore canadese che lavora nel Comitato Olimpico dal 1978 (è il membro più longevo), ha suggerito che “in caso di esplosione globale del Coronavirus, sarebbe quasi meglio cancellare le Olimpiadi, piuttosto che rinviarle“. Secondo Pound, i Giochi andrebbero disputati solo qualora i controlli anti-virus fossero sicuri al 100%, e l’incolumità di addetti ai lavori fosse garantita senza il minimo rischio. Qualora il CIO dovesse decidere che Tokyo non garantisce la necessaria sicurezza, i membri spingeranno per la cancellazione, senza improbabili rinvii a settembre/ottobre, quando le acque potrebbero essersi calmate: preoccupano il Comitato le esplosioni dei casi in Cina e Corea del Sud, ma anche il rischio-pandemia paventato in Europa.

Dick Pound ha inoltre scongiurato lo spostamento in un’altra località: “Non ci sono località nel posto che possano garantire le adeguate strutture in così pochi mesi, e d’altro canto non si possono rinviare eccessivamente: non puoi svegliarti e dire “Facciamo le Olimpiadi a ottobre”, ci sono calendari ed esigenze delle varie nazioni da rispettare. Inoltre, è giusto che le Olimpiadi hanno una visibilità “esclusiva” e non pregiudicata da altri eventi”. Pound esclude anche il rinvio di un anno: Tokyo e il Giappone hanno speso “ufficialmente” 12.6 miliardi di dollari per organizzare i Giochi, ma dati non ufficiali parlano di una spesa raddoppiata. Sarà dunque all-in, con conferma o breve rinvio, oppure nulla, anche perchè ci sono dei contratti (onerosi) firmati con le tv per la cessione dei diritti delle Olimpiadi. L’ipotesi più accreditata al momento è quella che venga concesso il rinvio di un paio di settimane richiesto dal Giappone e la cancellazione dei Giochi, avvenuta sin qui solo in caso di guerre mondiali (Tokyo 1940), è da escludere al momento, e verrà considerata solo se l’evoluzione del Coronavirus sarà simile a quella della “spagnola” d’inizio ‘900, dice Pound. La situazione riguardante il Coronavirus verrà monitorata attentamente, come accadde in Brasile per la Zika (i Giochi vennero disputati regolarmente) e si sceglierà di conseguenza: il responso definitivo arriverà tra aprile e maggio. Attendiamo con ansia le novità.

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Marco Corradi
30 anni, un tesserino da pubblicista e una laurea specialistica in Lettere Moderne. Il calcio è la mia malattia, gli altri sport una passione che ho deciso di coltivare diventando uno degli Azzurri di Gloria. Attualmente collaboro anche con AgentiAnonimi.com, sito partner di Eurosport Italia

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