Stefano Oppo, atleta azzurro dell’Arma dei Carabinieri e vincitore di un bronzo olimpico a Tokyo 2020 nel due di coppia pesi leggeri insieme a Pietro Ruta, ci parla di questo 2021 di gare

Fonte Foto: www.stefnooppo.it

Come stanno andando gli ultimi allenamenti?

Bene, sto cercando di tornare a fare il volume che facevo l’anno scorso in questo periodo. Dopo due mesi totali di risposo non è semplice tornare ai soliti livelli e alla stessa intensità.

Con quali parole potresti riassumere il tuo 2021 di gare e vittorie?

È stato un anno fantastico ma pieno di difficoltà. Con la pandemia che si è scatenata tra il 2020 e il 2021 abbiamo avuto tanti problemi, sia io che Pietro, con allenamenti e gare rinviate, tra cui le Olimpiadi. Siamo stati comunque capaci di mantenere gli obbiettivi riuscendo alla fine a portare a casa i risultati.

Alle Olimpiadi di Tokyo hai vinto un fantastico bronzo, la tua prima medaglia olimpica, che sensazioni hai provato dopo aver tagliato il traguardo?

Ho provato un senso di pace e libertà. A Tokyo ho realizzato finalmente un grande obiettivo. Quella medaglia per me era diventata un chiodo fisso, dovevo per forza arrivarci, e il fatto che non fosse così semplice vincerla l’aveva resa un’ossessione. Averla conquistata è stato quindi fantastico. Se non fosse arrivata sarebbe stato sicuramente un problema (scherza).

In generale come giudichi questa seconda esperienza olimpica nonostante tutte le restrizioni?

È stato sicuramente diverso dalla mia prima esperienza a Rio 2016 perché mancava il pubblico, e il rapporto con gli altri atleti è stato molto più distanziato. Tuttavia si è sentito lo spirito Olimpico e ha avuto la sua particolarità. Da un certo punto di vista è stata speciale. Nel villaggio Olimpico si aveva comunque la possibilità di interagire con gli altri, un’olimpiade speciale ma a tutti gli affetti fedele alle precedenti sotto l’aspetto sportivo.

Quanto ti è mancata la presenza del pubblico e dei tuoi fmiliari a questo importante evento mondiale? 

Sicuramente tanto. In particolare i miei genitori non sono potuti venire in passato a Rio per vari problemi logistici, e il fatto che non siano potuti venire neanche a Tokyo mi dispiace. Non avere né loro né la mia fidanzata sugli spalti è stato sicuramente difficile per me come per tutti gli altri atleti. Riuscivamo comunque a tenerci in contatto a distanza nonostante gli orari difficili dati dal fuso orario, ma anche se le gare erano di notte non hanno mai smesso di supportarmi.

Hai qualche anticipazione o qualche proposito per la prossima stagione di Canottaggio?

Gli europei e i mondiali saranno ad agosto e a settembre, quindi con calma sto pensando a recuperare al meglio la forma fisica, con obbiettivi più a breve termine. Passo dopo passo cercheremo di arrivare al meglio per quel periodo.

Di recente è venuto a mancare Gian Piero Galeazzi, storico cronista sportivo che ha emozionato molti durante le sue telecronache di Canottaggio, sport che ha anche praticato. Ti è mai capitato di incontrarlo?

Mi è capitato di incontrarlo ma non ho avuto il piacere di conoscerlo perché è accaduto durante una gara nazionale ed ero molto piccolo. Era venuto a fare un piccolo commento alla gara e gli era stata regalata una divisa della Nazionale. Ricordo molto bene quel momento, e ricordo quando nel 2000 raccontò la gara degli azzurri alle Olimpiadi di Sydney. Avevo visto quella gara e la ricordo molto bene più per il suo commento che per la gara in se. Credo che lui abbia contribuito a farmi appassionare a questo sport. Penso sia stato un’importante figura per tutto il mondo del canottaggio, e più in generale per tutto lo sport italiano.

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