Si è conclusa la 1a tappa del Giro d’Italia 2018 nel suggestivo scenario di Gerusalemme. Successo e Maglia Rosa ad uno scatenato Tom Dumoulin, davanti a Rohan Dennis e Victor Campenaerts.

Tom Dumoulin

Foto ADG

IL FILM DELLA 1a TAPPA: TAPPA E MAGLIA PER TOM DUMOULIN

Dov’eravamo rimasti? Da Milano con un olandese in Maglia Rosa. Tom Dumoulin riparte vincendo la 1a tappa del Giro d’Italia e dando un segnale fortissimo a tutti gli avversari. Il Re non vuole abdicare. La farfalla di Maastricht vola fin da subito, siglando il miglior tempo in ogni settore del percorso lungo 9,7 km con tanti saliscendi e cambi di direzione. Un tracciato che costringe a mantenere un’andatura forsennata dal primo all’ultimo metro. È quello che fa Dumoulin, semplicemente inarrestabile. Nulla può l’australiano della BMC Rohan Dennis contro la furia del capitano della Sun Web.  Due i secondi tra il vincitore del 2017 ed il corridore della formazione svizzero-statunitense, appaiato in seconda posizione con Victor Campenaerts (Lotto Soudal). Bene anche José Gonçanves, quarto e vicino ai primi. Non sfigurano Carlos Betancur (Movistar) e Domenico Pozzovivo (Bahrain Merida). Molto bene anche Simon Yates (Mitchelton-Scott). Non brilla particolarmente Thibaut Pinot (FDJ). Male gli scalatori Fabio Aru (UAE Emirates), Esteban Chaves (Mitchelton-Scott) e Miguel Angel Lopez (Astana). A sorpresa, paga dazio Christopher Froome, condizionato dalla scivolata nella ricognizione e distante oltre 30 secondi. La corsa rosa inizia con colpi di scena clamorosi.

IL BORSINO DEI BIG

Gli occhi erano puntati su di lui, l’olandese volante. E Tom Dumoulin ha risposto da campione, demolendo la concorrenza con una cronometro pazzesca: 12’02” e 48 chilometri orari di media. Sicuramente il miglior modo possibile per inaugurare un Giro complesso, la corsa in cui per la prima volta deve difendere lo scettro. Se c’erano dubbi eventuali sul passaggio da outsider a favorito, la farfalla di Maastricht ha risposto a modo suo, da campione vero. Gli altri avversari non sono rimasti a guardare. Da applausi Domenico Pozzovivo, distante poco più di 20 secondi, così come Carlos Betancur. Niente male per due scalatori puri. Attenzione a Simon Yates: il ragazzo cresce bene nelle corse a tappe. Il 2018 potrebbe essere veramente un anno molto importante per comprendere le sue effettive ambizioni di classifica. Delude Thibaut Pinot: da un passista come lui ci si aspettava di più, specialmente dopo la vittoria al Tou of Alps. Insomma, la gamba doveva essere migliore, sulla carta. Delude anche Fabio Aru, finito ad oltre 50 secondi. Aspettiamo prima di trarre conclusioni perché è probabile che il vero Cavaliere dei quattro mori si vedrà più in là. Un disastro Miguel Angel Lopez finito a quasi un minuto. Anche lui era apparso pimpante negli appuntamenti precedenti. Mai darlo per finito perché potrebbe emergere in montagna. La vera delusione è l’altro osservato speciale: Christopher Froome. Il campionissimo britannico scivola nella ricognizione e per la prima volta mostra segni di debolezza, chiudendo a 37 secondi da Dumoulin. Primo schiaffo morale? Sicuramente a “Froomey” non fa piacere perdere ed è inusuale per lui iniziare una corsa con un ritardo simile da recuperare. Per la prima volta, dopo tanti anni, il quattro volte vincitore del Tour de France dovrà correre rimontando e non amministrando. Un cambio di programma brutale. Il fisico lascia qualche perplessità per la caduta, ma il vero rebus riguarda la testa: quanto avrà inciso la vicenda doping sul suo stato d’animo e sul suo avvicinamento?

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Federico Mariani
Nato a Cremona il 31 maggio 1992, laureato in Lettere Moderne, presso l'Università di Pavia. Tra le mie passioni, ci sono sport e scrittura. Seguo in particolare ciclismo e pallavolo.

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