Tao Geoghegan Hart vince il Giro d’Italia nell’ultima incerta cronometro contro Jai Hindley. Un duello risolto anche da una scelta tecnica.

Tao Geoghegan Hart (a sin.) e Jai Hindley (fonte profilo Twitter Giro d’Italia)

Un saluto prima della partenza. Niente strette di mano, come impone il momento a causa del Covid-19, ma un pugno contro pugno che sa tanto di reciproco augurio di buona fortuna. Jai Hindley in rosa e Tao Geoghegan Hart con la maglia bianca si congedano così prima del momento della verità. Tic toc, le lancette della storia scorrono veloci. Mai si era assistito a uno scenario simile: la vittoria del Giro d’Italia contesa da due corridori a pari tempo, con una sola tappa, peraltro una cronometro individuale, a decidere chi alzerà il trofeo.

RAPPORTI

Alla fine a decidere la sfida tra l’australiano della Sunweb e il britannico del team Ineos sono i rapporti di trasmissione delle biciclette. La maglia rosa si è affidata all’agilità. Una scelta dettata dalla corporatura minuta ed esile, da vero scalatore. Una decisione quasi scontata perché è grazie all’alta frequenza di pedalate se Hindley ha conquistato gli amanti delle salite. Con quell’arma si è preso il traguardo più ambito dagli scalatori, quello dei Laghi di Cancano nella tappa dello Stelvio, quando il ragazzo classe 1996 uscì allo scoperto rivelandosi spietato anche nei confronti del vecchio capitano Wilco Kelderman. Pedalando agilissimo, Jai si è dimostrato uno dei re delle salite italiane, coronando un sogno che cullava quando, cinque anni fa, venne accolto e svezzato ciclisticamente in Abruzzo dallo storico manager Umberto Di Giuseppe. Tra un’abbuffata di arrosticini e una scalata alle montagne abruzzesi, Hindley si è formato per sferrare un giorno l’assalto alla maglia rosa. Proprio quella che ha perso per soli 39″ sotto gli occhi della Madonnina posta sopra al Duomo di Milano.

SOSTEGNO

Questione di rapporti, si diceva. Geoghegan Hart è andato controcorrente rispetto alla scuola di Sky/Ineos, fatta di frequenze elevatissime in ogni occasione. Niente frullate alla maniera di Chris Froome o di Geraint Thomas, ma accelerazioni meno evidenti, con pedalate potenti e distanti l’una dall’altra, scandendo un ritmo che nella cronometro è stato letale per le speranze di Hindley. Abolito il tiki taka, meglio la palla lunga, proprio come soleva fare l’Arsenal di Arsene Wenger, la squadra per cui Tao tifa fin dall’infanzia, quando il primo amore era il pallone e non la bicicletta. A cambiare il suo destino ci ha pensato Axel Merckx. Il figlio del Cannibale Eddy ha puntato fortemente su Geoghegan Hart nella sua formazione giovanile, l’Axeon Hagens Berman. Il legame tra la famiglia Merckx e Tao è andato oltre il ciclismo: da un anno a questa parte, il britannico classe 1995 mostra quasi quotidianamente la sua vicinanza ad Athina, la figlia di Axel impegnata in una battaglia con un tumore a un ginocchio. Videomessaggi per dare all’amica la stessa forza con cui lui spinge sui pedali in salita e a cronometro. Chissà come sarà speciale la prossima chiamata alla nipote del mitico Eddy, quando oltre al volto sorridente del nuovo re del Giro comparirà anche la sagoma inconfondibile del Trofeo senza fine, vinto in un anno straordinariamente surreale.

Federico Mariani
Nato a Cremona il 31 maggio 1992, laureato in Lettere Moderne, presso l'Università di Pavia. Tra le mie passioni, ci sono sport e scrittura. Seguo in particolare ciclismo e pallavolo.

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