Roma, D’Inzeo, Olimpiadi … tre parole che non possono che accendere grandi ricordi negli appassionati d’equitazione e di storie olimpiche. Roma rappresenta l’universo sportivo di Raimondo e Piero D’Inzeo, i cosiddetti “Fratelli Invincibili” dell’equitazione, il luogo in cui hanno cominciato a muovere i primi passi nello sport che li avrebbe consegnati alla storia. Il loro fu un insegnante d’eccezione: il padre Costante, maresciallo di cavalleria dell’Esercito, grande appassionato di cavalli, nonché tra i fondatori della Società Ippica Romana, ancora oggi attiva.

Piero, il maggiore dei due fratelli, seguì da subito i dettami del padre, acquisendo  così i primi rudimenti tecnici della disciplina, affinandoli nel tempo, al punto da essere riconosciuto unanimemente come il più tecnico interprete del salto ad ostacoli. Raimondo, invece, si dimostrò inizialmente più recalcitrante ad avvicinarsi al mondo dell’ippica. La sua grande passione, almeno all’inizio, era la barca a vela. Nonostante questo però, una volta salito a cavallo per la prima volta non vi discese più. Nei primi anni di formazione Raimondo sviluppò un’attitudine di gara totalmente diversa dal fratello. I suoi punti di forza, infatti, divennero da subito l’aggressività verso l’ostacolo, la tenacia e la grande furia agonistica, abbinata ad uno sfrenato desiderio di competere per il vertice.

Raimondo e Piero D’Inzeo, con David Broome terzo classificato, sul podio olimpico di Roma 1960 (foto: profilo Facebook ufficiale CONI)

La fama dei fratelli D’Inzeo cominciò a crescere, sempre più, negli anni Cinquanta quando Raimondo e Piero si imposero a livello internazionale, con il primo che conquistò l’argento mondiale individuale ad Aquisgrana 1955, vincendo poi l’oro l’anno seguente, sempre nella città tedesca. Piero, dal canto suo, si impose nell’ambitissima gara di Piazza di Siena nel 1958, tra i più prestigiosi appuntamenti equestri di sempre. A questi successi si aggiungevano, le quattro medaglie olimpiche conquistate nel 1956, due per ciascuno. Ma il meglio doveva ancora venire, l’appuntamento con la Storia sarebbe scoccato nel 1960.

In quell’anno, infatti, erano in programma i Giochi Olimpici, da tenersi per la prima volta nella storia in Italia, a Roma, dove i D’Inzeo erano di casa. L’occasione di stupire il mondo a casa propria era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Il teutonico Hugo Winckler e il suo destriero, Halla, erano i rivali da battere. Il giorno della verità venne fissato dalla sorte nel 7 settembre 1960. Lo scenario: l’ovale di Piazza di Siena, posto in mezzo ai giardini di Villa Borghese, a Roma.

Raimondo D’Inzeo con la Coppa del vincitore del Gran Premio d’Olanda, ad Amsterdam, nel 1976.

Entrambi i fratelli D’Inzeo sapevano come fare a stupire la gran folla accorsa al campo di gara. L’arena della competizione, inoltre, era una delle più difficili al mondo, con 14 ostacoli e 17 barriere. La “riviera” e la “doppia gara“, in particolare, si rivelarono i due punti più ostici del tracciato.

La gara, strutturata in due manches, iniziò al mattino del 7 settembre e i due cavalieri azzurri dimostrarono da subito di che pasta erano fatti. Raimondo, su Posillipo, sauro di dieci anni, fece un percorso netto, pennellando perfette traiettorie con il suo fido destriero. Piero su The Rock, invece, è terzo con otto penalità, a pari merito con il francese Max Fresson su Grand Veneur. In mezzo tra i due fratelli solo l’argentino Naldo Dasso, con sole quattro penalità accumulate.

A Piazza di Siena la gioia era già tanta, così come la trepidante attesa per l’ultima, decisiva, manche pomeridiana. Raimondo decise di trascorrere a casa la pausa per riposarsi, si addormentò e tornò al campo gara appena cinque minuti prima dell’inizio della prova. I due fratelli, anche in quell’occasione, si sedettero uno a fianco all’altro a bordo campo per osservare gli avversari, studiarne le mosse e aspettare il loro turno, o meglio, il loro appuntamento con la Storia.

Il primo dei due a rientrare in campo fu Piero con The Rock, il loro percorso fu convincente e con soli otto punti di penalità si issò momentaneamente al primo posto, superando gli agguerriti David Broome e George Morris. Nel frattempo, l’argentino Naldo Dasso uscì dalle posizioni di vertice con una prestazione negativa, condita da diverse penalità.

Piero D’Inzeo in una foto risalente al1959 mentre addestra uno dei suoi cavalli (foto: sito ufficiale FISE Lazio, www.fise-lazio.it)

Bisognava attendere solo Raimondo su Posillipo. L’attesa era spasmodica, su Piazza di Siena calò il silenzio più totale. L’unico, incessante, suono era quello degli zoccoli di Posillipo sulla sabbia del campo gara. Per l’esito finale occorreva attendere che il binomio italiano completasse il proprio giro. Raimondo D’Inzeo, forte del vantaggio mattutino, non forzò l’andatura di Posillipo, accompagnandolo dolcemente tra i vari ostacoli che li separavano dall’Olimpo. Con solo 12 punti di penalità la vittoria fu sua, ma anche del fratello Piero che diede forma ad una doppietta italiana leggendaria, impareggiabile nel salto ad ostacoli. Piazza di Siena esplose di gioia, così come tutti gli appassionati d’equitazione che ancora oggi ricordano le parole di Raimondo D’Inzeo con la medaglia al collo: “Oggi io sono il primo e mio fratello il secondo e siamo ugualmente contenti, ben sapendo che poteva anche essere un risultato invertito, che sarebbe stato comunque la stessa cosa“.

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