Il presidente del CONI, Giovanni Malagò, lancia l’allarme: se non ci sarà un giro di vite da parte del Governo sulla riforma dello sport, l’Italia rischia di concorrere alle Olimpiadi di Tokyo senza inno e bandiera. Il CIO esaminerà il caso il 27 gennaio.

OLIMPIADI TOKYO 2020: ITALIA SENZA INNO E BANDIERA? L’ANTEFATTO

L’Italia ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 senza inno e bandiera, come già capiterà alla Russia per i guai col doping. Quello che sembrava uno scenario impossibile, la più classica delle ipotesi campate per aria, potrebbe diventare realtà. Lo sostiene il presidente del CONI Giovanni Malagò, che spiega come a distanza di mesi dalle osservazioni negative del CIO sulla riforma dello sport varata dal Ministro dello Sport, non siano state prese contromisure. Ma perchè l’Italia rischia queste sanzioni? L’antefatto, già trattato sulle nostre pagine in passato riguarda la riforma avviata dall’allora governo gialloverde, con la creazione della società “Sport e Salute”, andata a sostituire la già esistente “Coni Servizi Spa”: di fatto, è questa società a decidere come redistribuire le finanze al CONI (e alle varie federazioni), che ha perso la sua autonomia economica. L’autonomia dei singoli comitati nazionali è il punto cardine dello statuto del CIO, che nella persona del presidente Thomas Bach aveva espresso viva preoccupazione per la riforma varata dal ministro Spadafora: “Siamo molto preoccupati sulla non funzionalità del Coni, che non è conforme alla Carta olimpica. Il segretario generale del Coni ha bisogno di essere messo in condizione di lavorare nel pieno delle sue funzioni. Ora invece il segretario generale è soggetto alle istruzioni di società esterne al Coni”. E proprio queste preoccupazioni “irrisolte” rischiano di costare carissime all’Italia.

OLIMPIADI TOKYO 2020: ITALIA SENZA INNO E BANDIERA? L’ALLARME DI MALAGÒ E I RISCHI REALI

Mai come in questi giorni la sospensione del CONI dal CIO, che porterebbe gli atleti azzurri a gareggiare a Tokyo senza inno e bandiera, è diventata un argomento concreto. Il CIO si riunirà il 27 gennaio per esaminare i vari comitati olimpici nazionali in vista dei Giochi e, se il Governo non cambierà la sua riforma restituendo autonomia al CONI, la posizione dell’Italia è ampiamente a rischio. L’allarme è stato lanciato ieri dal presidente Giovanni Malagò ai microfoni di Radio Rai: “Nessuno si augura sanzioni, sarebbe un danno di immagine spaventoso. Pensate alla Russia, paese top e non solo per lo sport, che non potrà partecipare con la propria bandiera né alle Olimpiadi di Tokyo né ai Giochi di Pechino. Non so se vi rendete conto della pesantezza della decisione, anche per i rapporti con Giappone e Cina. Dopo aver speso impegni e promesse senza essere riusciti a ottenere la soluzione, siamo arrivati all’ultimo miglio. L’Italia in questi frangenti dà il meglio di sé e tira fuori il coniglio dal cilindro. Ci auguriamo che chi ha l’onere e la responsabilità di trovare la soluzione quanto meno mantenga la parola, perché ormai tutti sanno perfettamente il rischio che corriamo”. 

Malagò, nei giorni scorsi, ha avuto un incontro col presidente Giuseppe Conte per provare a risolvere questo caso spinoso: “Un incontro molto cordiale. Mi ha ascoltato ed era assolutamente preparato sull’argomento, ricordando benissimo il 24 giugno 2019 quando venne a Losanna per l’assegnazione dei Giochi di Milano-Cortina: Conte non ha alcun tipo di responsabilità, tutto è stato legato alla legge delega, adesso il problema è sul suo tavolo e lo stesso Bach è in contatto costante con lui. È tutto surreale. Stiamo lavorando in un contesto emergenziale, non esiste ancora una nostra pianta organica. Stiamo facendo di necessità virtù. Peraltro c’è una concomitanza di date, con le elezioni del Comitato olimpico nazionale a metà maggio e due mesi dopo bisognerà essere a Tokyo: rendetevi conto del tour de force che affrontiamo anche da un punto di vista organizzativo verso dei Giochi Olimpici che saranno diversi e sicuramente molto belli. Sono convinto che sarà l’edizione più importante di sempre”. 

La speranza è che, nel mese che porterà alla riunione del CIO a Losanna, il Governo riesca a risolvere questa situazione: perdere inno e bandiera alle Olimpiadi, con gli azzurri costretti a gareggiare come “neutrali” e sotto il vessillo del CIO, rappresenterebbe un danno d’immagine enorme per il nostro Paese. 

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Marco Corradi
30 anni, un tesserino da pubblicista e una laurea specialistica in Lettere Moderne. Il calcio è la mia malattia, gli altri sport una passione che ho deciso di coltivare diventando uno degli Azzurri di Gloria. Attualmente collaboro anche con AgentiAnonimi.com, sito partner di Eurosport Italia

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