Atletica Diamond League 2023 Finale Eugene: Andy Diaz si riconferma nel salto triplo maschile; ottimi Leonardo Fabbri e Dariya Derkach.

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Andy Diaz in gara a Eugene (foto FIDAL)

ATLETICA DIAMOND LEAGUE 2023 FINALE EUGENE: GLI AZZURRI ALL’ULTIMO ATTO IN USA

Doppia giornata di chiusura per la Diamond League 2023 di atletica leggera. A Eugene, Oregon, USA, va in scena la finale della manifestazione internazionale.

Nel salto triplo maschile, fa il bis Andy Diaz: il neo italiano conquista nuovamente il diamante, dopo quello dell’anno scorso, grazie alla misura di 17,43m (+0.1), ottenuta al primo tentativo. La ciliegina sulla torta per Diaz, dopo aver vinto il Golden Gala di Firenze (con record italiano a 17,75m) e la tappa cinese di Xiamen. Il triplista potrà indossare la maglia azzurra a partire dal 3 agosto 2024. Il campione del mondo Hugues Fabrice Zango (Burkina Faso) è 2° con 17,25m (-0.3); sotto i diciassette metri lo statunitense Donald Scott (16,84m), al 3° posto.

Eccellente Leonardo Fabbri nel getto del peso uomini. L’argento mondiale, vincitore al Golden Gala, è 4° in una gara strepitosa con la misura di 22,31m ottenuta al secondo lancio, seconda in carriera a soli tre centimetri dal risultato iridato, e quarta prestazione assoluta italiana. Il Diamond Trophy va per la terza volta allo statunitense Joe Kovacs, alla miglior gara dell’anno con un favoloso 22,93m, ma appena sufficiente per tenere dietro il connazionale Ryan Crouser (22,91m) e il neozelandese Tom Walsh, alla sua miglior prestazione della stagione (terzo con 22,69m).

Ottima Dariya Derkach nel salto triplo donne, per la prima volta in carriera oltre i quattordici e mezzo, al personale di 14,52m (+0.8): un ultimo risultato di rilievo per questo 2023 che l’ha vista salire su un podio internazionale (argento agli Euroindoor di Istanbul) e tra le prime otto ai Mondiali di Budapest. Mancano tre centimetri allo standard olimpico diretto per Parigi 2024, ma il risultato odierno vale preziosi punti in chiave ranking per la qualificazione ai Giochi. La prestazione della Derkach le permette di consolidare il quarto posto nelle liste italiane di sempre all’aperto. Vince la cavalletta venezuelana Yulimar Rojas con 15,35m (+1.2), oltre i quindici metri anche la giamaicana Shanieka Ricketts (15,03m/0.0).

Nei 400 ostacoli femminili è 6ª Ayomide Folorunso. La primatista italiana chiude ancora una volta su tempi di eccellenza, in 54.68, con un ottimo finale, nella gara vinta dall’olandese campionessa mondiale Femke Bol in 51.98, record del meeting, terza prestazione europea di sempre (sue le prime due) e decima assoluta al mondo. Dietro la Bol, al terzo Diamond Trophy consecutivo, la statunitense argento mondiale Shamier Little (53.45) e la giamaicana Rushell Clayton (53.56), fotocopia del podio mondiale di Budapest.

Roberta Bruni termina al 6° posto nel salto con l’asta donne, ritirata a scopo precauzionale per un fastidio al bicipite femorale, dopo aver saltato 4,56m alla terza e sbagliato 4,71m alla prima.

ATLETICA DIAMOND LEAGUE 2023 FINALE EUGENE: DUE RECORD DEL MONDO E UNO EUROPEO

Record del mondo dei 5.000 metri femminili per l’etiope Gudaf Tsegay: 14:00.21, vincendo il diamante e trascinando la keniana Beatrice Chebet quasi a eguagliare il precedente limite in 14:05.92 per la terza prestazione di sempre.

La pedana dell’Hayward Field è quella giusta per il salto con l’asta maschile: il fuoriclasse svedese Armand Duplantis si migliora ancora. Vince la gara con soli tre salti senza errori fino a 6,02m (tre errori del filippino Ernest John Obiena, secondo con 5,82m), e al primo tentativo sigla il nuovo record del mondo a 6,23m. Nella stagione Duplantis supera i 6 metri e oltre in ben tredici occasioni, con l’acuto finale del primato iridato e del terzo Diamond Trophy consecutivo.

Superlativo il norvegese Jakob Ingebrigtsen: doppio record europeo dei 3.000 metri uomini, corsi in 7:23.63, e del miglio, dove sfiora il primato mondiale (per soli 6 decimi) con il crono di 3:43.73. Lo statunitense in ascesa Yared Nuguse conclude in 3:43.97, primato USA, bravissimo a tenergli testa e stimolarlo fin sul rettilineo conclusivo. Nei 3.000m finale al cardiopalma con lo spalla a spalla tra il norvegese e l’etiope Yomif Kejelcha, separati da un centesimo al traguardo. È record nazionale per l’etiope con 7:23.64, quarta prestazione di sempre sulla distanza. In scia, record statunitense per Grant Fisher (7:25.47), in una gara con ben sette atleti sotto i 7:30. Per Ingebrigtsen si tratta del settimo record ottenuto nella stagione outdoor: due nei 1.500 metri, due nei 3.000, uno nel miglio, il primato iridato nei 2.000 e la migliore prestazione mondiale sulle due miglia.

Assegnato il diamante dei 3.000 siepi maschili al keniano Simon Kiprop Koech (8:06.26).

Negli 800 metri femminili, la statunitense Athing Mu vince il duello con la britannica Keely Hodgkinson, siglando il record USA in 1:54.97, miglior crono dell’anno nella miglior gara dell’anno, con primati nazionali anche per la britannica (1:55.19, decima di sempre al mondo) e la giamaicana Natoya Goule-Toppin (1:55.96), e con la campionessa del mondo, la keniana Mary Moraa, solo quarta (1:57.42).

Tra le world lead, menzione speciale per la miglior gara di salto in alto donne della stagione, con l’ucraina Yaroslava Mahuchikh e l’australiana Nicola Olyslagers entrambe salite a 2,03m (record oceanico per l’australiana): la spunta l’ucraina con un solo errore a 2,03m, vincitrice del trofeo per il secondo anno di fila.

Migliore prestazione mondiale dell’anno negli 800m maschili vinti dal keniano argento iridato Emmanuel Wanyonyi, per il primo sub-1:43 dell’anno: 1:42.80, record del meeting. Il keniota prevalere negli ultimi dieci metri sul campione mondiale Marco Arop (al record canadese in 1:42.85) e sull’algerino Djamel Sedjati (1:43.06, record personale).

Nei 110 ostacoli, ennesima world lead di queste finali del giamaicano Hansle Parchment in 12.93 (+0.9), dietro gli statunitensi Grant Holloway (13.06) e Daniel Roberts (13.07).

La giamaicana Shericka Jackson è la regina della velocità: vince i 100m e i 200m donne. Nei 100m, fuori dal podio la campionessa del mondo, la statunitense Sha’Carri Richardson (10.80), prima è Shericka Jackson (10.70/+0.8) che precede l’ivoriana Marie-Josée Ta Lou (10.75) e l’altra giamaicana Elaine Thompson-Herah (10.79). Nei 200m, la Jackson corre in 21.57 (+0.3), primato del meeting e ottava prestazione assoluta sulla distanza. Un abisso dietro, ma con prestazioni eccellenti: nuovamente seconda l’ivoriana Ta Lou (22.10), terza la bahamense Anthonique Strachan (22.16).

In campo maschile, nei 100m lo statunitense Christian Coleman fa meglio di Noah Lyles: 9.83 (+0.1) di Coleman, tempo che eguaglia la migliore prestazione mondiale; il campione del mondo resta a due centesimi (9.85), battendo il keniano Ferdinand Omanyala (9.85) per questione di millesimi. Nei 200m, la resurrezione di Andre De Grasse: il canadese campione olimpico di Tokyo vince, chiudendo la stagione con il primo successo in Diamond League e il crono di 19.76 (+0.6), con netto margine sugli statunitensi Kenneth Bednarek (19.95) e il giovane Erriyon Knighton (19.97).

Nel lancio del disco maschile, l’australiano Matthew Denny sorprende tutti all’ultimo turno, firmando il primato nazionale con 68,43m e conquistando il diamante, lasciando a bocca asciutta i favoriti, lo sloveno Kristjan Ceh (67,64m) e lo svedese campione del mondo Daniel Stahl (67,36m).

Quarto Diamond Trophy per la serba Ivana Vuleta nel salto in lungo donne: all’ultimo tentativo la nigeriana Ese Brume atterra a 6,85m (+0.2), che perde per la peggiore seconda misura (6,69m contro 6,77m della campionessa del mondo di Budapest).

Nel salto in lungo maschile, il diamante resta in Europa grazie allo svizzero Simon Ehammer, vincitore con 8,22m sul giamaicano iridato a Doha Tajay Gayle, stessa misura (ventosa) ma con un secondo risultato (8,08m) inferiore all’8,10m dell’elvetico.

Conferma il Diamond Trophy 2022 l’iridata Marileidy Paulino: la dominicana è nettamente padrona dei 400 metri donne in 49.58, davanti all’argento mondiale, la polacca Natalia Kaczmarek (50.38), e all’olandese Lieke Klaver (50.47).

Terzo successo consecutivo in finale di Diamond League per la statunitense Valarie Allman: nel lancio del disco femminile primeggia subito, con la prima prova a 68,66m; dietro di lei la connazionale Laulauga Tausaga, iridata a Budapest, con 68,36m. La croata Sandra Perkovic, che di diamanti ne ha vinti sei, chiude 3ª con 66,85m.

Fa tris anche la nigeriana Tobi Amusan, che su questa pista ha vinto il titolo mondiale dei 100 ostacoli stabilendo il record del mondo, con un sontuoso 12.33 (+1.8), non lasciando scampo alla portoricana Jasmine Camacho-Quinn (12.38) e all’ex-primatista, la statunitense Kendra Harrison (12.44).

Incredibile lo statunitense Rai Benjamin che nei 400 ostacoli uomini sigla il quarto tempo di sempre, unico della storia a correre per due volte sotto i 46.40, record della Diamond League, battendo il fuoriclasse norvegese Karsten Warholm. Benjamin è autore di un sensazionale 46.39, in rimonta sul tre volte campione del mondo, comunque superlativo con un grandioso 46.53.

Nei 400m maschili, detta legge il grenadino Kirani James (44.30), portandosi a casa un altro diamante dopo quello del 2011.

Non ci sono aggettivi possibili per la stagione della keniana Faith Kipyegon, al doppio oro mondiale, al triplo record del mondo e regina della Diamond League nei 1.500m donne: a Eugene domina in 3:50.72, seguita dall’etiope Diribe Welteji (3:53.93).

Winfred Mutile Yavi (Bahrain) firma la seconda prestazione di sempre nei 3.000 siepi femminili con il tempo di 8:50.66, la keniana Beatrice Chepkoech, detentrice del record iridato, è 2ª in 8:51.67.

Nel salto in alto uomini, vola a 2,35m il sudcoreano Woo Sang-hyeok, sorprende il polacco Norbert Kobielski che incrementa di quattro centimetri il personale con 2,33m superati alla prima, stessa misura dello statunitense JuVaughn Harrison che però la centra soltanto alla terza prova.

Nel getto del peso femminile, record degli Stati Uniti per Chase Ealey con 20,76m.

Nel lancio del giavellotto, la giapponese Haruka Kitaguchi abbina al titolo mondiale il trionfo in Diamond League con 63,78m, mentre tra gli uomini è il ceco Jakub Vadlejch a primeggiare con 84,24m.

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Giornalista, onnivora di cultura a 360º. Lavoro nel campo dei media, in particolare nel mondo dell'informazione e social. Lo sport è una delle mie tante passioni, coltivata sul campo, sui libri e sullo schermo.

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