Le ultime gare della stagione hanno evidenziato lo stato di salute del movimento azzurro. Nonostante le difficoltà e l’infortunio, lo Squalo si conferma uno dei migliori uomini anche nelle classiche di un giorno

Vincenzo Nibali (Fonte Twitter @Giroditalia)

Come da tradizione, il Giro di Lombardia segna la fine della stagione. Ultimo giorno di scuola andato in scena a Como, con Thibaut Pinot nei panni dello studente più attento e preparato nelle settimane finali. Quasi a voler salvare un’annata con spunti interessanti e, contemporaneamente, qualche bocciatura come al Giro d’Italia. Ma la classica delle foglie morte e la Milano-Torino rappresentano un importante salto di qualità. A contendergli il successo nell’ultima monumento ci ha pensato un sontuoso Vincenzo Nibali. Nella corsa che ha già vinto due volte, lo Squalo ha mostrato la miglior versione di sé dopo il 18 luglio, data dell’incidente sull’Alpe d’Huez che lo ha penalizzato per mezza stagione. Il siciliano ha chiuso al secondo posto dopo una lotta serrata nelle salite conclusive ed una stoccata da finisseur negli ultimi chilometri. Numeri da fuoriclasse, a certificare che il valore non è venuto meno.

PROBLEMA AZZURRO

Tuttavia, non bastano le prestazioni maiuscole di Nibali a nascondere un grosso problema. In questa fase della stagione, l’Italia si trova pericolosamente spuntata, priva di uomini di punta per corse con altimetria e chilometraggio esigenti. Gianni Moscon ha talento e qualità, ma per ora non ha mostrato grande continuità. A sua discolpa, bisogna riconoscere anche la difficoltà di uscire fuori dal ruolo di gregario di lusso che il team Sky gli ha assegnato. Domenico Pozzovivo è un corridore affidabile, uno che non manca mai agli appuntamenti. Quando la strada sale, risponde sempre presente. Tuttavia, gli manca il colpo di pedale che fa la differenza, quello che lancia verso la vittoria. Fabio Aru è alle prese con una condizione di forma lontanissima dai giorni migliori, per sua stessa ammissione. Giovanni Visconti non se la passa meglio, in difficoltà nel trovare lo spunto che un anno fa gli regalò la vittoria al Giro dell’Emilia, unica corsa di questo finale di stagione rimasta di marca azzurra. Merito di Alessandro De Marchi, un attaccante nato capace di ridare un minimo di conforto al movimento italiano. Non basterà comunque la sua vittoria ad evitare un inverno di riflessioni su cosa si può cambiare per invertire un trend piuttosto preoccupante.

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Federico Mariani
Nato a Cremona il 31 maggio 1992, laureato in Lettere Moderne, presso l'Università di Pavia. Tra le mie passioni, ci sono sport e scrittura. Seguo in particolare ciclismo e pallavolo.

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