Nel giorno del suo compleanno, ripercorriamo la carriera di Patrizio Oliva, oro olimpico nel pugilato a Mosca 1980 e campione mondiale WBA

Fonte: www.coni.it

UN RISCATTO CONTRO L’EMARGINAZIONE

Patrizio Oliva nasce a Napoli nel 1959, all’interno della sua numerosa famiglia uno dei fratelli pratica il pugilato dilettantistico, facendo appassionare anche il giovane Patrizio. A undici anni inizia a praticare pugilato nella palestra Fulgor di Napoli. Questo sport è servito inizialmente per lottare contro l’emarginazione, un’ancora di salvezza che porterà a Patrizio enormi soddisfazioni.

Il primo incontro a quattordici anni e nel 1976, a Torino, il primo traguardo, con il titolo di campione d’Italia nei pesi piuma. Prosegue la striscia di vittorie diventando campione d’Italia nei pesi leggeri i due anni successivi, vincendo contemporaneamente nel 1978 anche la medaglia d’oro nei leggeri ai Campionati europei juniores a Dublino. Dopo essere entrato nel Gruppo Sportivo Carabinieri, sfiora il titolo europeo dei superleggeri, dovendosi accontentare dell’argento.

Nel 1980 partecipa alle Olimpiadi di Mosca, una competizione veramente difficile, dove Oliva si metterà in mostra battendo avversari molto più esperti. Un esempio è lo jugoslavo Ace Rusevski, battuto ai quarti di finale. In semifinale batte in scioltezza l’inglese Anthony Willis, mentre in finale arriva la vera e propria sorpresa. Serik Konakbayev, pugile sovietico che giusto l’anno prima aveva impedito a Oliva di vincere il titolo dei superleggeri, ha dalla sua parte tutto il pubblico e i pronostici. Il pugile italiano compie un vero capolavoro, saggiando i movimenti e ribaltando tutte le previsioni. Quell’incontro terminerà con un verdetto di 4-1 a favore di Oliva, che conquista così un oro olimpico nel pugilato che mancava dalle Olimpiadi di Tokyo, inoltre si porta a casa anche la Coppa Val Barker, il trofeo assegnato al miglior pugile della competizione.

Dopo il grande traguardo olimpico decide di passare ai professionisti. Devono passare tredici incontri, tutti vinti, per strappare il titolo mondiale dei superleggeri a Ischia, mandando KO Giuseppe Russi alla seconda ripresa. Riesce inoltre a difendere il titolo diverse volte. Nel 1983 vince il titolo di campione europeo dei superleggeri, battendo a raffica tutti i successivi contendenti del titolo continentale. Il 14 ottobre del 1983 tocca al pugile naturalizzato italiano Juan José Giménez contendere a Oliva il titolo, tentativo inutile che mostrerà solo l’incredibile forza e resistenza di Patrizio, ormai saldo nella difesa di un titolo che sembra impossibile da strappargli.

Dopo ancora quattro match in cui difende vittoriosamente la cintura, gli viene data la possibilità di lottare per il titolo mondiale WBA. Il 15 marzo 1986 arriva lo scontro col pugile Ubaldo Sacco, un incontro intenso e tattico sotto il cielo di Monaco, che vedrà infine vittorioso Oliva, che con un vantaggio tra i tre e i cinque punti, diventa campione del mondo dei superleggeri. Né lo statunitense Brian Brunette, né il messicano Rodolfo González, riusciranno a levargli la cintura mondiale.

Il vero incubo di Oliva diventerà successivamente l’argentino Juan Martín Coggi, colui che doveva essere l’ennesimo pretendente mandato al tappeto, ma che diventerà invece il primo che, a distanza di anni, riuscirà a mandare al tappeto il campione del mondo. Oliva, in quel 4 luglio del 1987, perde KO per la prima volta nei professionisti, cedendo anche il titolo. Dopo un periodo di inattività decide di tornare sul ring, sfidando il britannico Kirkland Laing per il titolo europeo. Il match è molto duro e Patrizio ne esce con qualche ferita, prontamente lenita dalla vittoria del titolo, che torna nelle mani del campione che per lungo tempo, in passato, lo aveva difeso.

Dopo aver difeso per due volte il titolo europeo, tenta nuovamente la conquista del titolo mondiale WBC nei pesi welter. si ritroverà così a trentatré anni, il 9 luglio del 1992, a combattere contro l’afroamericano  James McGirt, che si dimostrerà nettamente più forte dell’italiano.

Con due sole sconfitte e 57 vittorie su 59 incontri disputati Patrizio Oliva appende i guantoni al chiodo. Successivamente non abbandonerà il pugilato e, dopo aver guidato la Nazionale Olimpica a Atlanta 1996 e Sidney 2000 in veste di commissario tecnico, arriva al ruolo di istruttore degli allenatori di pugilato per la federazione mondiale AIBA.

Non è stato solo un grande campione che ha dedicato la vita al pugilato, ma una figura che rappresenta un esempio di vita e di riscatto. Partito come un “signor nessuno” ha conquistato a testa bassa titoli e ribaltato inutili pronostici che si rifanno solo alle statistiche, numeri che possono facilmente essere cambiati da chi ha la volontà di arrivare in alto. Tutto partì da Mosca 1980, il luogo dove finalmente Patrizio Oliva, lo Sparviero, fece sapere a tutti le sue reali intenzioni e l’impegno che si può mettere per inseguire un sogno diventato poi realtà.




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