La 20° tappa del Giro d’Italia, con partenza da Susa ed arrivo a Cervinia, è stata conquistata da Mikel Nieve, davanti a  Robert Gesink (Lotto NL Jumbo)e Felix Grosschartner (Bo. La Maglia Rosa resta sulle spalle di Chris Froome, che di fatto vince la corsa rosa.

Mikel Nieve (fonte profilo Twitter)

IL FILM DELLA 20a TAPPA: NIEVE FESTEGGIA

Ultimo atto per il Giro d’Italia 2018. Ultime fatiche prima della passerella di domani a Roma. I 214 chilometri della tappa odierna possono ancora riscrivere la storia dopo la leggendaria Venaria Reale-Bardonecchia. Merito dei 4000 metri di dislivello, quasi tutti presenti nel finale. Col Tsecore, Col Saint Pantaléon e Cervinia, traguardo di giornata. È giornata da fughe. Ci provano fin dall’inizio Matteo Montaguti (Ag2r La Mondiale), Francesco Gavazzi, Davide Ballerini, Manuel Belletti, Marco Frapporti (Androni-Sidermec), Matej Mohoric, Giovanni Visconti (Bahrain-Merida), Giulio Ciccone, Enrico Barbin (Bardiani-CSF), Felix Grosschartner, Andreas Schillinger (Bora-hansgrohe), Matthieu Ladagnous (Groupama-FDJ), Krists Neilands (Israel Cycling Academy), Roman Kreuziger e Mikel Nieve (Mitchelton-Scott). È proprio quest’ultimo a vivere la giornata di grazia, forse motivato dalla voglia di farsi un regalo di compleanno, sicuramente determinato a regalare un ultimo brindisi alla sua squadra, degna protagonista della corsa rosa, con Esteban Chaves e Simon Yates. Il basco stacca la concorrenza quando il margine sul gruppo della Maglia Rosa è più che rassicurante, fermo sui 6 minuti. Non appena la strada torna a salire, sull’impegnativo Saint Pantaléon, il corridore spagnolo rilancia l’azione. È l’attacco decisivo e vincente. Non basta la determinazione del rimontante Robert Gesink (Lotto NL Jumbo), del tenaco Grosschartner e dello stoico Ciccone. Miglior regalo non poteva esserci, con tanto di dedica al figlio di 5 mesi. Alle spalle dei fuggitivi, succede di tutto. Crolla Thibaut Pinot sulla penultima salita. Il francese della Groupama-FDJ accusa una terribile crisi di fame e perde le ruote dei migliori. Arriverà al traguardo con un ritardo di ben 45 minuti. Anche stavolta il podio sfuma sul più bello. Sull’ultima ascesa si gioca il tutto per tutto Tom Dumoulin (Sun Web): l’olandese, secondo in classifica, tenta di strappare disperatamente in extremis la Maglia Rosa a Chris Froome (team Sky). Le sue sono pesanti progressioni, prive di esplosività, ma assai potenti. Il capoclassifica non si lascia intimidire e stoppa l’assalto. Il copione si ripete per una, due, tre, quattro volte. Niente da fare per Tom, “Froomey” è sempre lì, attaccato. Ai meno 4 tenta un contropiede lo stesso inglese. È una frullata che distanzia temporaneamente il rivale. Un avvertimento chiaro: qui non si scherza, il padrone del Giro sono io. Messaggio recepito da Dumoulin, che non smarrisce la sua generosità e si mette al servizio del compagno Sam Oomen per fargli guadagnare qualche posizione in una classifica funestata dalle tante crisi. Un gesto nobile da parte di un grandissimo campione. A far da spettatori al duello per la vittoria finale ci sono Domenico Pozzovivo (Bahrain Merida), Davide Formolo (Bora Hansgrohe), Miguel Angel Lopez (Astana) e Richard Carapaz (Movistar). Nessuno di questi tenta di inventarsi un’azione degna di nota. La stanchezza si fa sentire. Solamente l’ecuadoregno della Movistar si muove nel finale marcato come un’ombra dalla Maglia Bianca sulle spalle del colombiano dell’Astana. Nulla di fatto. Pareggio generale, ma alla fine sorride Chris Froome.

IL BORSINO DEI BIG

Nessun ribaltone dopo la giornata della rimonta, nella corsa dei sorpassi e controsorpassi. Per certi aspetti, sorprende la mancanza di grandi stravolgimenti nella classifica generale dopo tanti colpi di scena. L’unica vera novità arriva dal tracollo di Thibaut Pinot, il quarto big della gara ad essere rimasto vittima di una grande crisi, dopo Esteban Chaves, Fabio Aru e Simon Yates. Probabile che la fame sia stata la principale responsabile di questo disastro. Un crollo che respinge nuovamente il francese dal podio, obiettivo divenuto realistico ieri ed oggi tornato chimera dal sapore di maledizione. Al suo posto, salirà sull’ultimo gradino della top 3, il colombiano Miguel Angel Lopez. Un grandissimo risultato per la costanza messa in mostra. Tuttavia, restano molti interrogativi sulla sua condotta di gara a dir poco bizzarra. Si ha l’impressione che, con un pizzico di collaborazione in più in certe circostanze, si potesse racimolare un bottino migliore, specialmente in termini di vittoria di tappa. Forse, vedendo la giornata nera del capitano della Groupama-FDJ saranno aumentati i rimpianti di Tom Dumoulin riguardo la gestione della corsa ieri. Quel minuto perso in discesa per attendere rinforzi ed i secondi lasciati per strada sul Sestriere nella vana speranza di un aiuto concreto di Pinot hanno spalancato la strada a Chris Froome. Ed oggi il cuore, più che le gambe dell’olandese, non è stato sufficiente per invertire la rotta. Merito anche di un “Froomey” tornato formato super. Il team Sky interrompe la maledizione e conquista per la prima volta la gara stregata, il Giro d’Italia rimasto indigesto a Bradley Wiggins, Richie Porte, Mikel Landa e Geraint Thomas. Alla fine, lo squadrone britannico trionfa e, insieme al proprio capitano, completa la Grande Corona, imponendosi alla corsa rosa, al Tour de France e alla Vuelta di Spagna. Ovviamente tutto resta sospeso in attesa di comprendere quale sarà il verdetto sulla non negatività al salbutamolo riscontrata nella gara iberica. Dunque, gli ultimi due acuti potrebbero essere cancellati, annebbiando il ricordo delle feste di Madrid e Roma. Una nota triste per un Giro d’Italia meraviglioso.

Federico Mariani
Nato a Cremona il 31 maggio 1992, laureato in Lettere Moderne, presso l'Università di Pavia. Tra le mie passioni, ci sono sport e scrittura. Seguo in particolare ciclismo e pallavolo.

    Potrebbero anche piacerti...

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *