Sei medaglie, eguagliando Sydney 2000, tante gioie e sorprese: il nuoto azzurro ha vissuto delle grandissime Olimpiadi, e ora attende la 10km in acque libere. Il bilancio delle gare in vasca per gli azzurri, che salutano Federica Pellegrini e festeggiano l’insperato argento di Paltrinieri.

OLIMPIADI TOKYO 2020: L’ARGENTO D’ORO DI GREG, LA RINASCITA DI SIMONA, L’ADDIO A FEDERICA. IL BILANCIO DEL NUOTO

Sei medaglie, 19 finali, un numero elevato di record italiani. Difficile trovare delle note negative nelle Olimpiadi del nuoto, che ha vissuto una rassegna storica a Tokyo 2020: sei podi per eguagliare il primato di Sydney 2000, due argenti e quattro bronzi per certificare la salute e la prospettiva di un movimento trainante dello sport azzurro. Emozioni a raffica da Tokyo, emozioni a raffica dal nuoto. La maggiore arriva da Gregorio Paltrinieri, che due mesi fa sembrava destinato alla tripletta 800 e 1500sl, 10km in acque libere: a metà giugno, però, arriva la più inattesa delle malattie. La mononucleosi fiacca Greg, che deve stoppare gli allenamenti e ripartire da zero: si allena con le ragazze, con gli U18, con gli U23 e poi torna a fare tempi “da uomo”, fino a decidere che alle Olimpiadi ci sarà, costi quel che costi. Nessuno si aspetta nulla da Gregorio, vista anche la qualificazione col settimo posto nelle batterie degli 800sl, ma la finale è un turbinio d’emozioni: Greg parte forte, viene sottovalutato dagli avversari e scappa fino a 2” di margine. Va in apnea, viene ripreso e reagisce con uno strepitoso finale: 50m da sprinter che gli valgono l’argento a un soffio da Finke. Un argento che sa d’oro, e che purtroppo non viene replicato nei 1500sl: crollo e quarto posto. Situazione simile per Simona Quadarella: 1500 deludenti (5a) e rinascita negli 800sl col bronzo. A chi la bolla come deludente, diciamo questo: dieci giorni prima delle gare, la romana soffre per giorni di una fortissima influenza intestinale, che vuol dire perdere energie e forze. Si spiegano così le sue prestazioni altalenanti.

Le medaglie tutte resilienza di Greg e Simona, la mezza conferma di Martina Carraro (al 70% ai Giochi, condizione non ottimale) e non solo. Tokyo 2020 vuol dire anche assistere all’emozionante addio di Federica Pellegrini. La Divina, che un anno fa avrebbe lottato per il podio, saluta i 200sl con un 7° posto e una finale conquistata per un soffio: quest’anno ha sofferto le pene dell’inferno, COVID-19 sorpreso. E il suo è un lungo addio alle Olimpiadi e al nuoto: i 200sl, una deludente 4x200sl, le staffette miste. E a novembre, l’International Swimming League a Napoli che chiuderà tutto. Sarà quella la sua ultima gara internazionale con l’Italia e la sua ultima gara in vasca, a meno di qualche comparsata ai campionati italiani per salutare col pubblico. Federica inizierà una nuova vita e saluta le Olimpiadi con un record: 5a finale consecutiva nella stessa distanza, da Atene 2004 a Tokyo 2020. Solo lei e Phelps (Sydney 2000/Rio 2016 nei 200 farfalla) hanno raggiunto questo traguardo.

OLIMPIADI TOKYO 2020: ARRIVANO I GIOVANI TERRIBILI, ARRIVANO LE STAFFETTE

Atene 2004, bronzo nella 4x200sl: era l’unica medaglia italiana nelle staffette alle Olimpiadi. Medaglie nelle staffette che ora sono tre: lo storico argento della 4x100sl (Miressi, Ceccon, Zazzeri, Frigo) ci regala un risultato pazzesco, la 4x100mx ottiene invece il bronzo col quartetto più giovane di tutti e 21.5 anni di età media per Ceccon, Martinenghi, Burdisso e Miressi. Le Olimpiadi di Tokyo 2020 infatti, oltre alla lotta da leone di Gregorio Paltrinieri e all’addio di Federica Pellegrini, sanciscono anche l’esplosione della nouvelle vague azzurra. Thomas Ceccon è entrato in una dimensione da campione in potenza: 47″71 nei 100sl prima di uscire, senza energie, in semifinale. Quarto posto per un soffio nei 100 dorso e ruolo da trascinatore iniziale nelle staffette. Bronzo, invece, per Federico Burdisso e Nicolò “Tete” Martinenghi nei 200 farfalla e nei 100 rana: miglioramento su miglioramento, gli azzurri sono i migliori tra gli “umani” alle spalle di fenomeni come Milak (delfino) e Peaty (rana). E ancora, Miressi trascinatore delle staffette, e frenato solo dall’ansia nella finalissima dei 100sl. Oppure le ottime prestazioni di un solidissimo Razzetti (dorso a parte) nei 200 e 400mx, e di Lorenzo Zazzeri, vera sorpresa olimpica: la sua frazione nella 4x100sl è stata portentosa e sotto i 47″ lanciati, i suoi 50sl pazzeschi arrivando a due decimi dal podio. Nel futuro ci farà divertire, insieme alla nuova generazione italiana. A Parigi 2024, rischiamo di essere uno dei movimenti leader coi soliti noti (USA, GB, Australia).

OLIMPIADI TOKYO 2020: DETTI E PANZIERA, DELUSIONI AZZURRE

Anche in un’Olimpiade da sei medaglie, che potevano essere nove senza i problemi fisici di Paltrinieri e Quadarella e la tensione che ha “fregato” Miressi, ci sono delle delusioni. La maggiore è rappresentata da una Margherita Panziera nuovamente prigioniera dai suoi fantasmi: tra una preparazione completamente sbagliata, e un’ansia atavica che ha prosciugato ulteriormente le sue energie, Margherita è stata la peggior azzurra. Irriconoscibile nei 100 dorso, la peggiore nelle staffette nuotate in 1’01”, malissimo nei suoi 200 dorso: nuotando quattro secondi sopra il suo personale ha sfiorato la finalissima, immaginatevi cos’avrebbe potuto fare ripetendo quel risultato. Errori nella preparazione, e problemi d’ansia/personalità da risolvere, Panziera sarà l’atleta su cui lavorare maggiormente in vista di Parigi 2024, dove avrà 29 anni e sarà all’ultima chance olimpica ad altissimo livello. Con Panziera, estremamente deludente Gabriele Detti: dopo un 400sl anonimo, nel quale si è andati a vincere col tempo del suo bronzo a Rio 2016 ed è arrivato quinto, un 800sl pessimo. Gab è uscito in batteria, assistendo dalla tribuna all’impresa del “gemello” Greg. Ci sono delusioni e note negative anche nella seconda miglior Olimpiade del nuoto azzurro, con sei medaglie che eguagliano Sydney, dove però arrivarono tre ori e la rana venne dominata. Si può sempre migliorare, e l’Italia cercherà di farlo per i Mondiali (Fukuoka) ed Europei (Roma) del 2022, e poi per le Olimpiadi di Parigi 2024…

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Marco Corradi
30 anni, un tesserino da pubblicista e una laurea specialistica in Lettere Moderne. Il calcio è la mia malattia, gli altri sport una passione che ho deciso di coltivare diventando uno degli Azzurri di Gloria. Attualmente collaboro anche con AgentiAnonimi.com, sito partner di Eurosport Italia

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