Domani prenderà il via il Tour de France, con un percorso interessante, caratterizzato dalle salite storiche e da pochissimi km a cronometro (36 in totale): ecco la nostra presentazione della Grande Boucle, e il punto sul percorso e sui favoriti di quest’edizione!

Tour de France

Fonte Foto: Wikipedia

TOUR DE FRANCE: TANTE MONTAGNE E CRONOMETRO RIDOTTE, TUTTE LE DIFFICOLTÀ DEL PERCORSO

Un percorso anticonvenzionale, che fa da contraltare alle critiche sul tracciato del Giro del Centenario: è un Tour de France più difficile del consueto, quello che attende i corridori (e potrebbe spegnere le velleità di passisti come Porte), e lo si può capire già dalla sensibile riduzione dei km a cronometro e delle prove contro il tempo. Saranno solo due le cronometro in programma, due tappe che vanno di fatto ad aprire e chiudere quest’edizione del Tour de France: si parte infatti coi 14km della Düsseldorf-Düsseldorf (Roglic strafavorito per la prima maglia gialla), per poi arrivare all’ultima tappa ”effettiva”, quella Marsiglia-Marsiglia (22.5km) che definirà gli ultimi cambiamenti in classifica prima della consueta passerella parigina (103km, partenza da Montgeron). Nel mezzo, il passaggio per Belgio (arrivo a Liegi, partenza da Verviers) e Lussemburgo (attraversato nella 3a tappa) prima del ritorno in Francia, che avverrà proprio sul traguardo della 3a tappa, che arriva a Longwy dopo 212.5km molto vallonati e potrebbe vedere i primi distacchi nella generale (si arriva ai 376m della Cote de Religieuses). Una cronometro, due tappe per velocisti e la già citata frazione di Longwy come avvio ”lento” di un Tour de France che è però ricco di salite e occasioni per far selezione, a differenza di alcune delle scorse edizioni: 4 giorni di calma apparente dunque, e poi ecco il primo arrivo in salita. Sarà la Planche de Belles Filles a testare (mercoledì) le ambizioni dei big, coi suoi 1035m d’altitudine e una salita di 5.9km all’8.5% di pendenza media, ma con punte al 20% nel finale: dopo di lei, due frazioni per velocisti per rinfrescare le gambe degli uomini di classifica, e poi un weekend che lascerà sicuramente tracce nella generale. Si parte con la Dole-Station de Rousses di sabato, 187.5km che prevedono il Col du Joux (6.1km al 4.7%), il Col de Viry (7.6km al 5.2%) e infine la Côte de la Combe de Laisia-Les Molunes (1202m slm, 11.7km al 6.4%), che però terminerà a 12km dal traguardo: i big che andranno all’attacco, dunque, dovranno affrontare i saliscendi verso l’arrivo (situato a 1100m), e così questa giornata potrebbe risolversi con un colossale nulla di fatto. Tante montagne anche nella 9a tappa, la Nantua-Chambery (181.5km), che però vede l’ultima asperità, il temibile Mont du Chat (che arriverà dopo 6 GPM: il più duro è il Grand Colombier, 8.5km al 9.9% di pendenza media), terminare a oltre 20km dal traguardo e dare il via a una lunga discesa: una tappa ”alla Nibali’, insomma, anche perchè gli 8.7km di questa salita hors-categorie (10.3% di pendenza media) sono destinati a lasciare il segno.

Dopo Chambery, i corridori si godranno il meritato giorno di riposo e due tappe per velocisti, ma le salite sono ancora dietro l’angolo, coi Pirenei in vista: si inizia dal giovedì, che vedrà la difficile frazione da Pau a Peyragudes e l’inizio delle storiche asperità della Grand Boucle. Ecco dunque Port de Bales (1755m, 11.7km al 7.7%) e il Col de Peyresourde (1569m, 9.7km al 7.8%), che farà da dura anticamera alla brevissima e difficile salita finale: dopo una ripida discesa, infatti, la 12a tappa arriverà a Peyragudes dopo 2.4km all’8.4% di pendenza media. Una giornata da incubo per chi avrà una crisi, e dovrà ripartire nuovamente in salita il giorno seguente: la Saint Girons-Foix prevede tre GPM di 1a categoria in soli 101km, ma anche un nuovo arrivo in discesa, che precede la tappa per fuggitivi di sabato 15 luglio. E, parlando di salita+arrivo in discesa, rientra nella categoria anche la 15a tappa, col suo arrivo a Le-Puy-en-Velay dopo quattro GPM, l’ultimo dei quali di quarta categoria: l’anticamera del secondo riposo, al quale seguiranno rispettivamente una frazione per velocisti e due tapponi da urlo. Si parte con la Le Mure-Serre Chevalier di mercoledì 19, col consueto trittico Col de la Croix de Fer (24km al 5.2%), Col du Telegraphe (11.9km al 7.1%) e Col du Galibier (17.7km al 6.9%), che però terminerà a oltre 20km dal traguardo, facendo perdere fascino a questa tappa: fascino che però permane nell’ultima frazione per scalatori, la Briançon-Izoard. Oltre all’arrivo in salita sulla famosissima montagna (2360m, 14.1km al 7.3% di pendenza media), la frazione prevede anche il Col du Vars come antipasto: gli ultimi distacchi rilevanti arriveranno qui, dato che i giorni seguenti prevedono l’ultimo arrivo per velocisti (Salon-de-Provence), la già citata cronometro di Marsiglia e la passerella a Parigi sugli Champs-Elysees. Sarà dunque un Tour de France con tre arrivi in salita ”puri” (mancherà l’Alpe d’Huez), e svariate tappe nelle quali fare selezione: pane per i denti dei tanti scalatori in gara, ma anche i velocisti alla Sagan possono ritenersi soddisfatti, con almeno 5-6 arrivi adatti alle loro caratteristiche.

Tour de France

Il percorso del Tour de France 2017 (foto: letour.fr)

FROOME FAVORITO, MA CONTADOR, CHAVES, QUINTANA E ARU VOGLIONO LOTTARE: TUTTI I BIG DEL TOUR DE FRANCE 2017

Froome che corre sul Mont Ventoux dopo la rovinosa caduta causata da una moto, e poi alza il trofeo, trionfando con 4’05” di vantaggio su Bardet e 4’21” su Nairo Quintana: sono queste le immagini-chiave del Tour de France 2016, e il favorito della Grand Boucle che sta per cominciare è sempre lo stesso. Stiamo parlando ovviamente di Chris Froome, sempre più calato nel ruolo di leader della corsa francese: Froome ha dalla sua le ”frullate” e una squadra capace di gestire la corsa senza intoppi, coi vari Henao, Landa, Nieve e Thomas capaci di fare il passo in salita, e Kwiatkowski-Knees-Kyrienka utili in pianura e in avvio di tappa. Una corazzata costruita a scapito del nostro Viviani, che salterà anche il Tour dopo aver marcato forzatamente visita al Giro del Centenario: un’ingiustizia bella e buona contro un campione olimpico, ma Sky è stata irremovibile nel costruire una formazione esclusivamente Froome-centrica. Ma quali possono essere i rivali di Froome? Su tutti, un Alberto Contador che vuole chiudere in bellezza la carriera e potrà contare su gregari come Pantano e Mollema (chiamato ad aiutare il Pistolero dopo il deludente Giro), ma il Tour vede al via anche i colombiani Chaves e Quintana: difficile per Nairo lottare per la vittoria dopo aver sgobbato nella corsa rosa, mentre Chaves quest’anno punta sul Tour ed è da podio. Tanti gli outsider, tra i quali spicca senza dubbio Fabio Aru: il sardo è chiamato ad un acuto, per non rischiare di trasformarsi in una bella incompiuta, e ha dimostrato di essere in condizione nei campionati italiani, vinti con uno scatto perentorio sull’ultima salita.

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La corsa di Chris Froome dopo la rovinosa caduta causata da una moto nel Tour 2016: il britannico ha percorso a piedi un breve tratto del Mont Ventoux

Da qui ad essere da top-3 al Tour de France ne passa, ma le speranze ci sono tutte: difficile invece per Richie Porte fare un tour d’altissima classifica, considerata anche la sua propensione alle ”cotte” improvvise, mentre ci si aspetta molto da Romain Bardet, chiamato a difendere il podio 2016, e attenzione a un Thibaut Pinot che si sarà tirato a lucido per la corsa casalinga (anche se, come Quintana, è reduce dalle fatiche del Giro). Abbiamo parlato degli uomini di classifica e di Sagan, che lotterà con Cavendish, Degenkolb, Bouhanni, Kittel, Demare e Kristoff per le volate (ma occhio alla sorpresa Rick Zabel e a Gilbert nelle tappe da fuga), e dunque veniamo agli italiani in gara: non c’è solo Aru da tener d’occhio tra i 17 azzurri in gara, con Diego Ulissi che sarà l’altro osservato speciale di questo Tour. L’atleta della UAE Team Emirates tenterà qualche successo di tappa (e magari chissà, la maglia a pois ambita da Majka), al pari del Rosso di Buja Alessandro De Marchi, di Fabio Felline e di Gianluca Brambilla, ufficialmente capitano della Quickstep (e occhio anche a Sonny Colbrelli): Grand Boucle da gregari in vista, invece, per Damiano Caruso (BMC, al servizio di Porte), Dario Cataldo (Aru), Bennati (Quintana), Cimolai-Guarnieri (nel treno di Demare) e per Sabatini e Trentin, che dovranno lavorare per Kittel. C’è curiosità, invece, per Andrea Pasqualon, sprinter della Wanty: l’azzurro fa parte di una delle squadre invitate dall’organizzazione, che ha privilegiato la ”francesità” dei team, inserendo nel gruppo le formazioni del sempreverde e 38enne Thomas Voeckler (la Direct-Energie) e di Brice Feillu (Fortuneo-Vital Concept), oltre alla già citata Wanty. E, ovviamente, nel gruppo troveremo Adam Hansen, che cerca nuovamente di completare Giro, Tour de France e Vuelta nello stesso anno.

TOUR DE FRANCE: C’È IL PRIMO CASO DI DOPING, OUT CARDOSO

Hansen sarà in gruppo dunque, mentre non ci sarà Andrè Cardoso, che in principio doveva fare da gregario ad Alberto Contador e si è invece trasformato nel primo caso di doping di questo Tour de France: dopo la doppia positività pre-Giro (Pirazzi-Ruffoni), ecco lo stop pre-Tour al portoghese, che è risultato positivo all’EPO in un controllo effettuato lo scorso 18 giugno, poco dopo la fine del Giro del Delfinato (19° in generale). Cardoso, ex Garmin-Sharp, è stato subito sospeso dalla Trek-Segafredo e non parteciperà (ovviamente) alla Grand Boucle: lo rimpiazzerà il 40enne Haimar Zubeldia.

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Marco Corradi
31 anni, un tesserino da pubblicista e una laurea specialistica in Lettere Moderne. Il calcio è la mia malattia, gli altri sport una passione che ho deciso di coltivare diventando uno degli Azzurri di Gloria. Collaboro con AlaNews e l'Interista

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